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1318928591449293712New York, 15 mag – Dopo aver ormai ottenuto l’investitura ufficiale come candidato repubblicano per la Casa Bianca, Donald Trump inizia a fare davvero paura. Non si spiega altrimenti l’inchiesta realizzata dal New York Times su decine di donne che negli ultimi decenni sarebbero state molestate da Trump. La “notizia” ha fatto subito il giro del mondo, con la stampa progressista di vari paesi che non si è lasciata sfuggire l’occasione di tirare sulla testa del tycoon la tegola dell’accusa di “sessismo”. Che si tratti di fango gratuito senza uno straccio di prova, lo si capisce analizzando quello che sarebbe il “pezzo forte” dell’inchiesta, ovvero la molestia subita dall’ex modella Rowanne Brewer Lane, che racconta come durante una festa tenuta a casa sua dall’allora 44enne Trump, lui le abbia chiesto di “indossare un bikini”. “C’era chi si faceva il bagno in piscina e giocava in acqua” racconta Rowanne, allora 26enne. “Non so per quale motivo è venuto a parlarmi e dopo un po’ mi ha preso la mano per portarmi a vedere la villa. Mi ha chiesto se avevo un costume. Quando gli ho risposto di no me ne ha fatto indossare uno e quando sono uscita dal bagno ha esclamato “wow” e mi ha portato di nuovo in piscina chiedendo a tutti se non fossi una sbalorditiva Trump girl”.

Terribile, chissà se la povera Rowanne si sia mai ripresa da tanta violenza sessista. Andando avanti nella lettura dell’inchiesta del Nyt gli episodi sono ancora più irrilevanti, giusto qualche avances e qualche apprezzamento sul lavoro. Un’altra donna intervistata afferma che a Trump piaceva “millantare le sue prodezze sessuali e la capacità di conquistare le donne, senza curarsi di chi aveva a fianco”. Anche la scelta di Donald di affidarsi alle donne in ambito lavorativo è contestata, in quanto sarebbe dovuta al fatto che “le donne lavorano sodo, spesso più duramente degli uomini”. Sarà forse la lente “anglosassone” ad amplificare il tutto, visto che agli occhi di noi italiani con i “baffi neri” l’idea di apprezzare la bellezza femminile e prodursi in qualche avances non è che ci sconvolga più di tanto. C’è da dire però che in quanto a “macchine del fango” basate sul rapporto tra donne e uomini di potere siamo comunque dei maestri, visto che da noi la stampa (insieme alla magistratura) asservita ai poteri forti, a suon di storie da camera da letto è riuscita a destabilizzare Berlusconi, tanto da indebolirlo e preparare il terreno al golpe del 2011. Riuscendo poi a imbrigliarlo in ambito giudiziario anche successivamente.

Certo che, se non sotto il profilo giudiziario, almeno nelle vicende di Berlusconi un po’ di sostanza c’era e questioni come la donna in bikini alla festa di Trump sarebbero state al massimo aneddoti divertenti da raccontare in un comizio (visto che su barzellette e battute “sessiste” in carriera ha fatto molto peggio, ndr). A dire il vero da Donald ci saremmo aspettati di più, visto che se messe a confronto con chi è rimasto “incastrato” tra Ruby e la Minetti le sue “molestie” sembrano robetta da liceale alle prime armi. In ogni caso non si è fatta attendere la replica di Trump alle accuse, che ha giudicato come “uno scherzo” (e ha ragione) attaccando il “fallimentare New York Times”, la cui ormai aura di imparzialità è da tempo finita e l’appoggio ai democratici piuttosto evidente, invitando il giornale a raccontare la “vera storia dei Clinton e delle donne”. In ogni caso questo è chiaramente solo un antipasto di quello che attenderà Donald Trump da adesso fino al voto delle presidenziali.

Davide Di Stefano

 

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