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Hillary Clinton and Donald Trump are tightening their grips on the Democratic and Republican presidential nominations.

Washington, 20 ott – E’ andato in scena stanotte l’ultimo dei tre faccia a faccia tra i candidati alla presidenza USA Hillary Clinton e Donald Trump. Si trattava di un confronto importantissimo in particolare per Trump, reduce da una campagna di stampa fatta soprattutto di gossip legati a una serie interminabile di donne che hanno scelto l’ultima settimana per denunciare molestie del candidato repubblicano, e che hanno seguito il video di 11 anni fa pubblicato alla vigilia del secondo dibattito nel quale l’imprenditore si lasciava andare, in privato ma ripreso da una telecamera nascosta, a commenti che lui stesso ha definito da ‘spogliatoio’ sulle donne (l’affermazione più grave sarebbe stata quella che a molti è sembrata una sorta di tautologia: “se sei vip puoi fare alle donne quello che vuoi”).

Poco era stato dunque lo spazio dedicato alla politica vera, tanto che era rimasta ad esempio in secondo piano un’affermazione tutt’altro che irrilevante sulla Siria: “Dobbiamo collaborare con la Russia e Assad per sconfiggere i terroristi”, aveva infatti detto durante il secondo confronto con Hillary Clinton. Erano dunque le 3 ora italiana quando presso l’Università del Nevada il candidato democratico e quello del GOP (grand old party, come viene tradizionalmente chiamato il partito repubblicano) sono entrati nell’arena. A moderarli, Chris Wallace, giornalista di Fox News, emittente tradizionalmente vicina ai repubblicani. Ma, come si sa, buona parte di quell’establishment non gradisce Trump, che ha vinto le primarie proprio raccogliendo i voti dei delusi dalla dirigenza del Grand Old Party.

Il dibattito è iniziato con una domanda sulla scelta dei giudici della Corte Suprema che il candidato eletto dovrà operare poco dopo essersi insediato, una domanda che però richiamava due argomenti cruciali per dibattito politico americano tradizionale: il possesso delle armi e l’aborto, essendo questi temi che sono stati recentemente toccati dal supremo giudice federale. In questo ambito, i due candidati non si sono discostati dalle posizioni tradizionali dei relativi partiti: Trump pro-armi e con una politica più restrittiva sull’aborto, Hillary per una maggiore regolamentazione delle armi e per il diritto di scelta della donna.

Ma – dopo una parte del confronto dedicata all’economia che è stata tutto sommato anch’essa prevedibile, col candidato repubblicano che propone l’abbassamento delle tasse per creare posti di lavoro, e quello democratico che vorrebbe proseguire una politica economica sulla scia di Obama –  il tema che ha sicuramente acceso il dibattito, e che è anche quello di maggiore interesse per chi segue la politica americana da oltreoceano, è stato la politica estera. E’ qui, infatti, che Trump segna una decisa soluzione di continuità rispetto agli ultimi decenni di politica repubblicana e in particolare rispetto ai neocon. A un attacco preciso della Clinton a Putin, accusato di aver promosso un’intrusione informatica nei server statunitensi, quella che ha portato all’emersione di 30.000 email cancellate dall’ex segretario di stato, e a Trump per i suoi supposti legami col presidente russo, il candidato repubblicano ha sostanzialmente risposto: “Non ho mai incontrato Putin, ma credo che sarebbe un’ottima cosa avere buoni rapporti e collaborare con i russi”. E ha poi aggiunto beffardo: “La verità è che lei e Obama ce l’avete con i russi perché vi hanno beffato e soverchiato in qualsiasi scenario internazionale”.

Ma anche a proposito di Medio Oriente e della guerra in Siria, le posizioni dei due candidati sono apparse inconciliabili. Mentre la Clinton ha proposto una continuità con le attuali politiche americane, portandole anche a un livello ulteriore nel suggerire che gli Stati Uniti dovrebbero imporre una no fly zone su tutto il paese, Trump ha attaccato duramente le scelte di Obama – e di Clinton quando era segretario di stato – accusando il governo americano di aver armato e sostenuto economicamente i ribelli avendo dunque la responsabilità di aver creato la drammatica situazione attuale in particolare ad Aleppo. E a una domanda diretta su Assad, ha sottolineato che, anche ammettendo che sia un “bad guy”, se a vincere fossero gli altri la situazione sarebbe di gran lunga peggiore, spingendosi fino a proporre – come aveva fatto nel dibattito precedente – una collaborazione diretta con i russi e Assad per sconfiggere l’Isis e il terrorismo.

Archiviato l’ultimo confronto, dunque, rimangono solo venti giorni per sapere quale presidente sceglierà l’elettorato statunitense. Pur senza indulgere in entusiasmi o fascinazioni, appare però evidente quali dei due candidati potrebbe favorire almeno un alleggerimento di scenari di crisi internazionali nei quali la politica estera americana degli ultimi 25 anni ha avuto un ruolo primario. A meno che non si voglia tifare per il “tanto peggio, tanto meglio”. In questo secondo caso, la vostra candidata è sicuramente Hillary Clinton.

Cristiano Coccanari

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