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renzi-sfigaRoma, 20 ott – La controprova potrebbe essere fonte di guadagno: aspettiamo che Renzi scommetta su qualcosa e noi immediatamente scommettiamo al ribasso. Il mercato finanziario lo consente, ci sono decine di strumenti per farlo. Se tanto mi dà tanto, faremmo soldi nel giro di pochi mesi. Non fosse che scommettere sulla pelle dell’Italia non è qualcosa di desiderabile. Né in negativo – come nel nostro caso – e né in positivo, specie se alla promessa seguono dei crac spaventosi, inaspettati viste le rassicurazioni della vigilia.

I casi di promesse non mantenute si contano ormai quotidianamente. E’ di ieri la notizia che i lavoratori Almaviva, la società di call center, hanno occupato la sede di Palermo per protestare contro i 2500 licenziamenti annunciati pochi giorni fa. Dovevano essere 3000 a maggio, ma l’intervento del governo scongiurò il peggio. “Ad aprile – scriveva all’epoca Renzi – in un ‪’MatteoRisponde‬’, lo avevo detto che avremmo fatto di tutto per risolvere anche questa crisi e così è stato. Brava Teresa (Teresa Bellanova, sottosegretario al lavoro, ndr). 2.998 lavoratori tra Roma, Napoli e Palermo erano a rischio di licenziamento per una procedura di mobilità avviata il 21 marzo scorso. Tutti i licenziamenti ritirati, nei prossimi 18 mesi dimezzamento delle ore di cassa integrazione, mantenimento di tutti i siti produttivi”. S’è visto.

Non è andata meglio con Monte dei Paschi, che all’inizio di quest’anno secondo Renzi era una banca “risanata, e investire è un affare”. Facciamo due conti. Il 22 gennaio, giorno del tweet del premier, le azioni Mps quotavano a 0,75 € l’una, registrando un balzo rispetto a due giorni prima di quasi il 50%. Da qui l’esultanza, durata ancora meno della vertenza Almaviva dato che tre settimane dopo a Piazza Affari il titolo aveva già perso quasi il 40% del valore. Da allora, il titolo non è più tornato ai massimi che avevano fatto andare in brodo di giuggiole l’ex sindaco di Firenze. Tutt’altro: il calo è stato continuo, in un progressivo assestamento al ribasso verso gli attuali 0,2 € ad azione. Chi avesse investito i propri risparmio a gennaio, seguendo le indicazioni arrivate dall’inquilino di Palazzo Chigi, ad oggi avrebbe perso quasi il 75%, praticamente i 3/4 dell’investimento. Forse è meglio, per il dopo politica, se a Renzi non facciamo fare il consulente finanziario.

E nemmeno il consulente del lavoro. Veniamo al capitolo Jobs Act, la legge che avrebbe dovuto rivoluzionare l’impianto del fu statuto dei lavoratori. “Dati ufficiali ISTAT di oggi. Nel II trimestre 2016 più 189mila posti di lavoro. Da inizio nostro governo: più 585mila. Il #JobsAct funziona”, scriveva in un altro cinguettio sempre Renzi un mese fa. Ieri la batosta firmata Inps: non solo non funziona, ma è proprio inutile dato che le uniche assunzioni stabili sono arrivate grazie agli sgravi fiscali concessi, segno che alle imprese non importa minimamente la possibilità di licenziare bensì la riduzione del cuneo sul costo del lavoro. Stiamo parlando, in estrema sintesi, dell’esatto opposto della filosofia alla base della riforma affidata alle mani dell’ex Legacoop Giuliano Poletti.

Filippo Burla

1 commento

  1. Mi sa che pure alla sonda spaziale Schiapaerelli ha portato sfiga, ieri aveva lanciato il suo tweet sul successo della missione…