Washington, 23 luglio – È nuovamente Twitter a veicolare la tensione politica tra Stati Uniti e Iran. Il presidente americano Donald Trump ha espresso sul social network dure parole nei confroni di Hassan Rohani, suo omologo iraniano: «Non minacciate mai, mai più gli Stati Uniti o ne pagherete le conseguenze, come pochi nella storia ne hanno sofferte prima. Non siamo un Paese che sopporterà ancora le vostre stupide parole di violenza e morte. Fate attenzione».
Il tweet americano è stata la risposta a una dichiarazione di Rohani tenuta durante un incontro con gli ambasciatori iraniani durante la giornata di ieri: «Non giochi con la coda del leone o se ne pentirà», un modo di dire iraniano che corrisponde al nostro «non scherzare con il fuoco».  Il discorso di Rohani si riferiva alle sanzioni statunitensi imposte alla nazione persiana: «Tenga presente che lei non può provocare il popolo iraniano a scapito della sicurezza e degli interessi del nostro Paese. L’Iran è una nazione sovrana e non sarà il servitore o il tuttofare di nessuno». «Signor Trump, noi siamo uomini d’onore – ha continuato il presidente iraniano – e siamo coloro che hanno da sempre garantito la sicurezza dello stretto regionale nella storia». Lo stretto cui ha fatto riferimento Rohani è quello di Homruz, da cui transita circa un quinto della produzione mondiale del petrolio e rappresenta, di conseguenza, uno snodo di elevata importanza geostrategica.
Alle parole di Donald Trump, hanno fatto eco quelle del segretario di Stato Mike Pompeo, il quale ha accusato la guida suprema dell’Iran, Ali Khamenei, di possedere un fondo segreto di 95 miliardi di dollari utilizzato per sovvenzionare la Guardia Islamica Rivoluzionaria. Durante un discorso tenutosi al Ronald Reagan Presidential Library e Museum, Pompeo ha aggiunto che corruzione e ricchezza avrebbero fatto dell’Iran un Paese guidato più da una mafia che da un governo.  La cornice entro cui si colloca questo faccia a faccia è chiaramente di natura economica: a seguito del ritiro dell’accordo sul nucleare – che era stato annunciato durante il mese di maggio – le sanzioni americane a danno dell’Iran torneranno in vigore a partire dal prossimo novembre. Il capo della diplomazia americana, intanto, esorta alleati europei e mediorientali a ridurre al minimo le importazioni di petrolio iraniano.
Ada Oppedisano

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