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Roma, 27  gen – Sembra destinato a saltare l’incontro a Washington tra Donald Trump ed il presidente del Messico Enrique Pena Nieto previsto per la prossima settimana. Quanto al muro per proteggere i confini statunitensi, infatti, il neo presidente americano sembra fare decisamente sul serio e, stando al suo ultimo tweet in merito al deficit commerciale rispetto al Messico ed a proposito del trattato di libero scambio Nafta, la questione non sembra niente affatto limitata a quella dell’immigrazione clandestina, che ha comunque portato il presidente messicano a mobilitare i consolati per tutelare gli interessi degli immigrati negli Stati Uniti.



Niente soldi per il muro (il costo stimato dall’amministrazione è tra i 12 e i 15 miliardi di dollari), niente incontro, sarebbe inutile: questo l’azzardo diplomatico di Trump che ha portato alla ovvia reazione della controparte messicana, “meritiamo rispetto”, e l’annullamento del viaggio previsto. Nel frattempo, l’ordine esecutivo per la costruzione del muro, che per un terzo già esiste e non è certo opera del criticatissimo Trump, è già partito dalla Casa Bianca, mentre stanno per diventare realtà anche lo stop ai programmi di accoglienza per i rifugiati e le limitazioni agli ingressi dai paesi a rischio terrorismo, dopo gli annunci di voler mandar via i clandestini presenti nel paese. Al tempo stesso dallo Studio Ovale sarebbe anche partito l’ordine di “pubblicare una lista settimanale dei crimini commessi da immigrati” (“The Independent”) e l’invito rivolto alla sua amministrazione di tenere sotto controllo le città che non fanno abbastanza per contrastare l’illegalità non perseguendo l’immigrazione clandestina come reato (le cosiddette “sanctuary city”, quasi duecento amministrazioni che rischiano così di vedersi tagliare i fondi federali).

Una real politik che sembra non andare tanto per il sottile visti i primi giorni dopo l’insediamento, nei quali il miliardario statunitense ha anche annunciato lo stop al Ttp, il trattato trans-Pacifico che interessa decine di paesi e che il presidente Trump giudica poco vantaggioso per gli interessi del Paese e dei lavoratori americani (silenzio, al momento, sul Ttip, che interessa l’Europa, i cui negoziati sembravano essersi altrettanto arenati). Sempre nei primi giorni, Trump ha inoltre firmato un altro ordine esecutivo, attesissimo dagli ambienti conservatori e preceduto da un atto dell’ex presidente Obama di segno opposto sul finire della sua legislatura, volto a fermare i finanziamenti pubblici alle Ong che si occupano di servizi per l’aborto. Tagliati, però, anche i fondi alle Nazioni Unite, che pare subiranno una decurtazione del 40% con un alleggerimento – stima il Corriere – del 10% totale del bilancio dell’organismo sovranazionale. E dopo aver ribadito a Filadelfia che con lui il popolo è ora “artefice del suo destino”, Trump ha anche fatto discutere per le sue parole possibiliste circa la reintroduzione di alcune forme di tortura in passato usate per gli interrogatori sui sospettati di terrorismo.

Sovvertite anche le decisioni di Obama riguardo la costruzione degli oleodotti nelle terre sacre ai nativi americani in Nort Dakota, con un ordine esecutivo già firmato che avvia l’iter per l’approvazione del progetto, con tanti ringraziamenti da parte dell’industria petrolifera. “Questi progetti mirano ad incrementare posti di lavoro, a dare un’importante sferzata all’economia del nostro paese e permetterà agli Stati Uniti di potersi assicurare un approvvigionamento energetico”, ha dichiarato Sean Spicer, neo portavoce della Casa Bianca. Il Segretario al Commercio degli Stati Uniti, del resto, è stato già ufficialmente invitato a redigere un piano in sei mesi volto a incrementare l’utilizzo di materiali locali per sostenere l’industria americana e il “buy american”. Quanto all’Obamacare, la legge sulla copertura assicurativa sanitaria fortemente voluta dall’ex presidente, Trump ha già fatto in modo di avviarne la liquidazione, mentre non si sa ancora come e se vorrà rimpiazzarla – come ha lasciato intendere con alcune dichiarazioni – con misure volte ad estendere la copertura sanitaria senza pesare troppo sul bilancio dello Stato, l’accusa fondamentale mossa all’Obamacare oltre alla sua inefficienza.

Emmanuel Raffaele

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