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trump - merkelWashington, 3 gen – In recente documento, pubblicato dallo staff di Donald Trump, sono riemerse, senza peli sulla lingua, tutte le idiosincrasie che nei prossimi mesi andremo a vivere. Tra due settimane esatte avverrà il cambio alla Casa Bianca e solo da allora potremo farci veramente un’idea su ciò che accadrà: se le parole e le promesse si tramuteranno in reali azioni o meno. Di certo Trump dovrà scontrarsi non solo con il muro di difficoltà che Obama ha innalzato in quest’ultimi giorni di politica estera (Russia e Israele su tutti), ma dovrà vedersela anche con una ferrea corrente interna al partito Repubblicano che non vede di buon occhio certe uscite del tycoon.



The Donald non ha mai nascosto le sue antipatie per l’Ue e ancor meno per l’euro che in questo recente documento vengono ulteriormente evidenziate. “La debolezza delle economie del Sud Europa nell’ambito dell’Unione Monetaria Europa mantiene l’euro a un tasso di cambio inferiore rispetto a quello del marco tedesco, se fosse una moneta indipendente. Questa è la ragione principale per cui gli USA hanno un grande deficit commerciale nei confronti della Germania – 75 miliardi di dollari nel 2015 – nonostante le retribuzioni tedesche siano relativamente alte“. Poco più avanti si legge di come gli Stati Uniti siano pronti ad imporre “tariffe difensive e compensative se la manipolazione della valuta non viene meno“.

La Germania nel mirino di Trump, ma è tutto l’attuale assetto dell’Eurosistema che non viene ritenuto accettabile dal nuovo presidente USA. Bisognerà attendere, come detto, che le parole si traducano in azione, solo allora capiremo come reagirà la Germania. Se sotto la spinta di una guerra commerciale la Merkel possa, finalmente, accettare un nuovo corso di politiche fiscali espansive, esteso a tutti i paesi dell’Unione europea, con una maggior garanzia della Bce a finanziare maggiori deficit pubblici. Se così fosse, la Germania e il resto dei paesi europei rilancerebbero i consumi interni e con un conseguente rafforzamento dell’euro, si registrerebbe una sensibile riduzione del surplus commerciale verso gli Stati Uniti.

L’Unione europea, che si regge in piedi soltanto con le menzogne e il dominio della casta bancario-finanziaria, ha tra gli altri, il problema di economie tanto diverse tra loro all’interno dei vari stati. Questo potrebbe portare a forti sbilanciamenti tra il nord e il sud Europa, nel caso in cui Trump dovesse porre dei dazi alle merci europee. L’Italia per sopravvivere alla tempesta avrebbe una sola via d’uscita: abbattere il cuneo fiscale. Vale a dire, ridurre il costo del lavoro lordo senza toccare i salari netti.

Saranno mesi cruciali per la stabilità dell’intera Eurozona. Trump ha comunque fatto intendere che un repentino cambio nello scacchiere delle politiche internazionali ci sarà. E la vicinanza con il presidente russo Vladimir Putin, al netto delle illazioni fatte dall’entourage di Obama sull’inquinamento delle elezioni presidenziali, è lì a testimoniarcelo.

Giuseppe Maneggio

 

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1 commento

  1. “L’Unione europea, che si regge in piedi soltanto con le menzogne e il dominio della casta bancario-finanziaria”

    Esagerato.

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