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tsipras parlamento greciaAtene, 8 feb – Un anno di Syriza al governo e siamo ancora punto e a capo. Correva il gennaio 2015 quando, con un ribaltone nelle elezioni anticipate, Alexis Tsipras prendeva le redini della Grecia con un programma che si voleva rivoluzionario: nei confronti dell’Ue, nei confronti dell’euro e della Germania. Seguirono mesi di dibattiti internazionali, di lavoro certosino del ministero delle Finanze Yanis Varoufakis poi sacrificato sull’altare di Bruxelles, di referendum popolari traditi e di nuove elezioni per consolidare una maggioranza così variabile da far invidia al trasformismo di Depretis e Crispi. L’unico risultato tangibile fu quello di rinominare la Troika nel più accomodante “Brussels Group”, pur senza cambiare minimamente la sostanza.



La situazione è così, da settembre ad oggi, degenerata sempre di più. L’austerity non è cambiata di una virgola: Tsipras ha da subito accettato supinamente qualsiasi imposizione da parte di Commissione, Fondo Monetario e Banca Centrale, insistendo ancora di più su tasse, strette fiscali e previdenza. Il risultato sono state una serie di manifestazione che hanno letteralmente bloccato il paese. Fra queste, quella che maggiormente sta causando problemi all’esecutivo è la mobilitazione degli agricoltori – fra i pochi veri produttori rimasti in un’economia che grazie all’euro e alla concorrenza sleale straniera è ormai deindustrializzata – articolata in vari blocchi che stanno paralizzando la penisola ellenica. Nel frattempo, tuttavia, i miliardi per puntellare le banche sono stati trovati. Come se non bastasse il settore primario e gli aiuti al credito, Tsipras ha messo nel mirino anche le pensioni. L’annunciata riforma – rectius: imposizione della Troika – ha fatto scendere, ancora, in piazza migliaia di persone di ogni tendenza politica, tutte schierate contro una riforma che punta ad aumentare i contributi sul reddito dei lavoratori fino a quasi il 75% del totale. La schizofrenia della fluidità del sistema politico greco si è plasticamente mostrata quando alcuni anarchici hanno forzato dei blocchi, venendo allo scontro con le forze dell’ordine. Anarchici che, almeno inizialmente alcune loro frange, fanno però anche parte di Syriza, che lungi da essere una realtà monolitica è stato da sempre più che altro un raggruppamento dell’ala di estrema sinistra. Subbugli nella folta e variegata maggioranza anche in merito alle scelte di politica estera del premier, che segue da tempo un avvicinamento con Israele, inviso all’ala più radicale che non è fuoriuscita dal partito prima delle ultime elezioni.

La borsa di Atene, sulla scorta delle indiscrezioni che vedono il governo – il quale fa affidamento su un numero di seggi che si possono contare sulle dita di una mano – traballare fortemente, sta registrando rossi record: oltre il -5% in questo momento, portando la performance da inizio anno ad una perdita di quasi un quarto della capitalizzazione. L’effetto sui listini del vecchio continente è il più classico: prevalgono incertezza, vendite e accentuati ribassi ovunque in Europa.

Filippo Burla



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