Atene, 18 giu – Ieri è stato siglato un accordo storico tra il premier greco Alexis Tsipras e il suo omologo macedone Zoran Zaev. Si tratta, più in particolare, dell’accordo preliminare per risolvere il contenzioso, che dura dal 1991, sul nome della Macedonia, che il governo di Atene ha sempre contestato, impedendo così a Skopje di essere integrata nell’Unione europea e nella Nato. Così si è espresso Tsipras a margine dell’incontro: «Questo è un passo coraggioso, storico e necessario per i nostri popoli. Siamo qui per sanare le ferite del tempo, per aprire un cammino di pace, fraternizzazione e crescita per i nostri paesi, i Balcani e l’Europa». Gli ha dunque fatto eco Zaev: «I nostri popoli vogliono la pace, saremo partner e alleati».

Secondo la bozza dell’intesa, il nuovo nome del Paese balcanico sarà Repubblica della Macedonia del Nord. In questo modo Tsipras, forse in cambio di aiuti economici alla Grecia, è intenzionato ad agevolare l’integrazione comunitaria della Macedonia, da anni caldeggiata da Bruxelles. Il problema è che, così facendo, il premier greco cede di fatto su una questione identitaria importante: Skopje infatti, in seguito alla liquidazione della Iugoslavia, si era appropriata di un nome fondamentale per l’eredità storica greca. La Macedonia cioè, che peraltro è il nome attuale anche della regione settentrionale dello Stato greco, è la nazione-nucleo dell’antico impero di Alessandro Magno, che tutt’oggi rappresenta per i greci moderni un riferimento identitario molto forte. Per questo motivo Atene si è sempre opposta al riconoscimento della denominazione e oggi gli ambienti patriottici ellenici sono in fermento.

In effetti, gli abitanti della Macedonia attuale (che ufficialmente rimane per Onu e Ue la «Repubblica ex iugoslava di Macedonia») non hanno nulla a che vedere con i macedoni antichi, che erano invece una popolazione greca. Al contrario, i macedoni moderni sono i discendenti degli Slavi che si sono insediati nella parte settentrionale dell’antico impero di Alessandro il Grande intorno al VI secolo d.C. Il nome (greco) di Macedonia è stato invece utilizzato per la prima volta dal maresciallo Tito agli inizi degli anni Cinquanta, per indicare la regione che, sotto il Regno di Iugoslavia (1929-1941), si chiamava invece «Provincia del Vardar». Per questo motivo il governo greco aveva in passato proposto il compromesso di chiamare la nuova entità statale con i nomi «Repubblica di Skopje» o «Repubblica del Vardar». Fino a questo momento, però. E probabilmente ci serviva proprio uno come Tsipras per cedere su una questione così rilevante per il popolo greco.

Giovanni Coppola

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6 Commenti

  1. In effetti anche dal punto di vista territoriale la Macedonia stato ex jugoslavo ha poco a che vedere con la Macedonia antica, se non con una tarda espansione verso nord che comunque non la ricomprende nemmeno tutta…
    È il rispetto che i mondialisti hanno della storia e della tradizione…

  2. L’espansione della Grecia nell’antichità nn era come lo stato attuale, in parte. Poi se ricordo bene Alessandro Magno combatte’ contro i greci. L’attuale Macedonia non credo avesse intenzione di rivendicare i territori della parte greca, territori che erano stati dati alla Grecia intorno all’inizio del secolo scorso. Troppo nazionalismo ha sempre fatto danni.

  3. Repubblica Macedonia e e rimanere per Sempre.NESSUNO non è degno di cambiare ciò ce hanno lasciato nostri bisnonni.SE QUALCUNO DI ABITANTI NON SI SENTE MACEDONIA PO USCIRE FUORI NON SERVE CHE CAMBI NOME PER SENTIRSI CIO CHE SE.

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