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Ankara, 25 giu – Recep Tayyp Erdogan, per l’ennesima volta, ha vinto le elezioni in Turchia. Per lui un mandato di altri cinque anni che, grazie alle riforme costituzionali, gli garantisce poteri quasi assoluti. Anche la Suprema commissione elettorale turca ha confermato la vittoria di Erdogan, che secondo stando ai dato forniti dall’agenzia di stampa ufficiale “Anadolu” ha ottenuto il 52,55% dei voti. Il suo partito, Akp, ha ottenuto il 42,49% dei voti e 293 parlamentari, che salgono a 343 se si sommano quelli degli altri partiti che formano la coalizione.
Il presidente Erdogan si è così piazzato davanti al candidato del Partito repubblicano del popolo (Chp) Muharrem Ince, fermo 30,67%. Questi i risultati ottenuti dagli altri candidati alle presidenziali: Selahattim Demirtas (Partito democratico dei popoli, Hdp) terzo al 8,36%; Meral Aksener (Partito Buono, Iyi) è quarta con il 7,33%, mentre Temel Karamollaoglu (Partito della felicità, Saadet) non ha raggiunto nemmeno l’1% delle preferenze.
Le elezioni presidenziali di ieri in Turchia hanno anche segnato l’ingresso in Parlamento dei curdi dell’Hdp, il Partito democratico dei popoli, che hanno superato la soglia di sbarramento del 10% ottenendo l’11,62% e possono così portare 67 deputati nell’Assemblea Nazionale Turca.
Una vittoria della democrazia” l’ha definita lo stesso Erdogan, che ha aggiunto: “Nessuno si azzardi a danneggiare la democrazia gettando ombre su questo risultato elettorale, per nascondere il proprio fallimento”. Le opposizioni, che si presentavano divise alle elezioni presidenziali e unite alle parlamentari, hanno gridato ai brogli e non hanno voluto ancora ammettere ufficialmente la sconfitta.
Un’affluenza altissima, che ha superato l’87%, e ha decretato ancora una volta la vittoria di colui che guida la Turchia da 16 anni, conferendogli pieni poteri per portare avanti le sue riforme, economiche e sociali, che spesso sono viste con una certa preoccupazione da diversi Paesi europei. Erdogan deciderà in autonomia su tutto, poiché la Turchia dopo il referendum del 2017 è diventata una Repubblica Presidenziale, cioè senza premier. Sua la decisione sulla nomina dei membri del Consiglio Superiore della Magistratura, così come dei pubblici ministeri.
Carta bianca e mani libere anche in fatto di politica internazionale, dove le questioni dei rapporti con Russia e Iran tengono banco.
Anna Pedri

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