Livorno, 9 giu — Badanti ucraine in rivolta contro il mensile satirico livornese Il Vernacoliere. Alle laboriose caregiver dell’Est non è proprio andata giù l’ironia, espressa non propriamente in punta di forchetta, sull’antico stereotipo che vede la badante come dispensatrice di «servizi» particolari agli anziani assistiti. E’ quindi scattata all’unanimità la levata di scudi con tanto di raccolta firme per far ritirare la locandina dalle edicole.

Badanti infuriate con il Vernacoliere

La civetta del Vernacoliere «va tolta», tuonano dalle pagine del Tirreno. «Oltre al pensiero delle nostre famiglie che si trovano in una situazione drammatica per la guerra — è quanto si legge nella lettera che accompagna la petizione — non ci sembra giusto subire anche una satira offensiva e lesiva della nostra dignità». Spiega la loro portavoce Alina Ivanova, di 58 anni: «Lavoriamo, siamo oneste, abbiamo delle responsabilità e poi veniamo offese così. In oltre 20 anni a Livorno non mi sono mai sentita così umiliata».

Il direttore non ritirerà la locandina

A quanto pare, al lato opposto della barricata siede qualcuno che non è disposto né a fare dietrofront, né ad inginocchiarsi sui ceci. Il direttore del Vernacoliere Mario Cardinali ha risposto alle badanti annunciando che non ritirerà la locandina. «Non fossero stati invasi dai russi, gli ucraini sarebbero rimasti per noi un popolo perlopiù di badanti, venute in Italia per sudarsi il pane. Ora non più. Da vittime dell’imperialismo russo e da quando la loro resistenza agli invasori putiniani li ha trasformati in “eroi”, su quel popolo si è riversata un’attenzione mediatica martellante». Il Vernacoliere, prosegue Cardinali, con la «battutaccia» in questione intendeva prendersi gioco di una certa «sacralizzazione di quel popolo» fino a far immaginare «la possibilità anche di far miracoli, come appunto fa la badante» della locandina, che fa «resuscitare» l’organo sessuale di un anziano.

Confermando che le locandine resteranno lì dove sono, il direttore del Vernacoliere assicura che «non c’è nessun intento di sbeffeggiare un nobile lavoro, nessuna voglia di offendere dignitose lavoratrici. Solo un po’ di satira e di umorismo, in un vernacolo già di per sé irrispettoso delle convenienze e del politically correct. Le nostre sincere scuse, comunque, a chi si è sentito offeso».

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

2 Commenti

  1. Ma come fai a prendertela col Vernacoliere ????? Han capito di cosa si tratta ????
    Beh agli ucraini non serve la satira , gli basta già quel PAGLIACCIO di zeleski ……

    Viene venduto anche in una edicola della mia città , 400 km più a NORD …. e molte battute manco si capiscono, ma cerchi in internet ……

    Per altro i toscani hanno antica tradizione nel prender per il culo , anche
    Papi , Vescovi ed altri intoccabili .

    Negli scaffali della mia libreria ho un testo di Pietro l’ Aretino ….. m’ è venuta voglia di rileggerlo .

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