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Roma, 4 apr – Non è un bel segnale quello che arriva dalla Turchia, dove tra poche settimane verrà completata la nuova grande diga di Ilisu, nella provincia sudorientale di Batman, a maggioranza curda. Un progetto mastodontico che ha preso il via nel 2006 ed è costato più di 1,3 miliardi di euro. Dopo vari rallentamenti subiti, siamo vicini alla realizzazione di uno sbarramento che dovrebbe contenere 10 miliardi di metri cubi di acqua, con l’obiettivo prefissato di impiegarli per produrre 1.200 megawatt di energia idroelettrica. Si tratta di un piano che rientra nel più ampio progetto Gap, lanciato addirittura negli anni sessanta.

Uno dei principali motivi che hanno generato gli intoppi verificatisi fino ad oggi è però il ritiro dei finanziamenti internazionali, proprio per il timore che questa diga potesse causare ingenti danni al patrimonio naturalistico e archeologico. Timori affatto peregrini, visto che la città di Hasankeyf, sul fiume Tigri, verrà sommersa. Parliamo di uno dei più importanti siti della Mesopotamia, risalente a circa 12mila anni fa. In pratica quando il bacino della nuova diga sarà completamente riempito, la città mesopotamica scomparirà sott’acqua, assieme ad altri 199 villaggi vicini.

Nella zona risiedono tremila persone, che saranno costrette a traslocare in una nuova città costruita su una collina di fronte. Alcuni dei monumenti millenari di Hasankeyf, nei mesi scorsi, sono stati portati via dalle autorità turche. Operazioni giudicate inopportune da molti archeologi, la cui protesta non ha però fatto cambiare idea al governo di Erdogan.

Eugenio Palazzini

2 Commenti

  1. ……
    tolte poche cose di vero valore,
    i nove decimi dei cosidetti “reperti archeologici”
    sono solo vecchie pietre e ossa marci e corrosi dal tempo.

    va bene preservare la storia…
    capire chi eravamo come ci siamo evoluti e dove stiamo andando,
    ma non ci si può sempre guardare indietro:
    il futuro è PIU’ importante,del passato.
    quindi se si deve fare una diga che porta energia pulita,
    benessere alla società
    e magari anche una migliore pianificazione delle acque
    che si faccia.

    e se gli archeologi vogliono continuare a studiare quelle quattro pietre vecchie di secoli,
    che si mettano la muta e non rompano le scatole….

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