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Washington, 31 ott – Stop alle inserzioni pubblicitarie politiche su Twitter. Lo ha annunciato il Ceo della piattaforma social, Jack Dorsey. “Abbiamo preso la decisione di bloccare tutte le inserzioni pubblicitarie politiche a livello globale”. A partire dal prossimo 22 novembre, quindi, non sarà più possibile pagare per raggiungere un pubblico più ampio con i propri tweet in ambito politico. Unica eccezione, sarà ancora consentito invitare gli utenti a registrarsi per votare. “Un messaggio politico si diffonde quando la gente decide di seguire un account o di fare un retweet”, ha spiegato Dorsey. “Pagare per raggiungere un pubblico più ampio scavalca questa decisione e consente di indirizzare messaggi politici altamente ottimizzati e mirati sulle persone. Crediamo che questa decisione non debba essere compromessa dal denaro”.

Seguendo l’esempio di Facebook, per alcuni anni anche Twitter ha accettato inserzioni elettorali, anche se da qualche tempo ha preso provvedimenti per limitarli. Dalla fine delle elezioni presidenziali americane del 2016, per esempio, gli inserzionisti sono obbligati a verificare la propria identità. Più di recente, gli annunci dei media vicini al governo cinese che diffondevano fake news sulle proteste a Hong Kong sono stati vietati. “Non è credibile da parte nostra dire che stiamo lavorando sodo per impedire alle persone di manipolare i nostri sistemi e diffondere informazioni fuorvianti, e nel frattempo, se qualcuno ci paga per costringere le persone a vedere il suo annuncio politico….beh….possono dire quello che vogliono!”, incalza Dorsey riferendosi in maniera nemmeno troppo velata a Facebook, che ultimamente è finito nel mirino perché consentirebbe ai politici di pubblicare affermazioni non verificate negli annunci a pagamento. Zuckerberg ha risposto affermando che Facebook è stato fondato per dare voce alle persone ed è sinonimo di libera espressione. (Tranne quando a parlare è CasaPound Italia o il Primato Nazionale, a quanto pare).

Ma Dorsey non ci sta: “La pubblicità su internet è molto potente ed efficace, ma comporta significativi rischi politici laddove può essere usata per influenzare voti. Questo non ha nulla a che fare con la libertà di espressione. Ha a che fare con il pagare“, per raggiungere sempre più utenti e “questo ha significative conseguenze che l’architettura democratica di oggi potrebbe non essere in grado di gestire”, conclude. “Vale la pena fare un passo indietro per affrontare la questione”. I mercati hanno duramente penalizzato la decisione del Ceo di Twitter. A Wall Street, dopo la decisione, i titoli della piattaforma hanno perso, nelle contrattazioni after hours, il 2,28%.

Cristina Gauri

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