Roma, 7 mag — Senza dubbio non una data casuale: il 9 maggio, mentre la Russia celebrerà la vittoria contro l’esercito del Terzo Reich con una parata che quest’anno acquista sfumature simboliche di ben altro peso, il Presidente degli Stati Uniti firmerà una legge per velocizzare la fornitura di armamenti all’Ucraina. Si tratta di un ulteriore pacchetto da 150 milioni di dollari in aiuti militari, comprensivo di «munizioni di artiglieria, radar e altre apparecchiature aggiuntive» per la sicurezza del Paese.

Ucraina, Biden annuncia pacchetto di aiuti 

Ad annunciarlo è il portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki. Il provvedimento normativo, dall’evocativo nome di Ukraine democracy defense lend-lease act, era già stato approvato dal Parlamento statunitense pochi giorni fa. E vista anche la natura fortemente simbolica che contraddistingue, da una parte e dall’altra, le decisioni adottate, il provvedimento in questione sembra ispirarsi alla legge che nel 1941 consentì al governo statunitense di armare gli inglesi impegnati nella guerra contro Hitler. La legge consente, testualmente, di prestare sostegno a qualunque governo «la cui difesa sia reputata vitale dal Presidente Usa».

La Casa Bianca bacchetta l’intelligence

Intanto, negli Usa si apre il fronte interno dell’opinione pubblica sul presunto aiuto che l’Intelligence americana avrebbe prestato all’esercito ucraino per l’eliminazione di diversi generali russi e per l’affondamento della nave da guerra Moskva. Il New York Times, che ha rilanciato l’asserito scoop, e successivamente la Cnn hanno creato forti imbarazzi negli apparati governativi americani. Tanto che la Casa Bianca è precipitosamente dovuta correre ai ripari smentendo in maniera categorica di essersi spinta a tanto. Il portavoce del Pentagono, John Kirby, ha seccamente replicato «non siamo stati coinvolti nella decisione di Kiev di colpire la nave da guerra né nelle operazioni che hanno portato all’attacco». Del pari, smentito un diretto coinvolgimento nel fornire notizie essenziali per l’uccisione dei generali russi.

Polemiche anche presso le Nazioni unite, dove l’ambasciatrice americana Linda Thomas-Greenfield ha attaccato la Russia affermando che «Mosca ha mentito ripetutamente a questo Consiglio con una sfrenata serie di teorie di complotti e disinformazione, ogni falsità più ridicola dell’altra».

Zelensky: pronti a compromessi. la Russia risponde picche

Intanto, mentre le ostilità proseguono e si registrano nuovi assalti e nuovi bombardamenti sulle città dell’Ucraina, si cerca di riportare l’attenzione sulle trattative diplomatiche: il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky, in una riunione video col think tank britannico londinese Chatham House ha affermato di non aver bruciato i ponti della diplomazia e di essere pronto a un accordo di compromesso con i russi, se le forze armate di Mosca si ritirassero sulle posizioni del 23 febbraio, lasciando intendere che Kiev non pretenderebbe la restituzione della Crimea. Una risposta in apparenza negativa alle aperture del Presidente ucraino arriva da un influente membro della Duma, Andrej Turchak, secondo il quale le forze armate russe rimarranno per sempre nel Sud dell’Ucraina.

Azovastal: corridoi chiusi fino a domenica mattina

Il Presidente Zelensky si è anche soffermato sulla situazione infernale dell’acciaieria Azovstal, dentro cui le condizioni di vita si rendono via via — sia per i civili presenti che per i soldati ucraini — più inumane e difficili. Nelle scorse ore, sono stati evacuati, secondo fonti sia ucraine che russe, una cinquantina di civili, compresi alcuni bambini. I corridoi umanitari però, dopo questa evacuazione, rimarranno chiusi fino a domenica mattina, ultimo giorno di cessate il fuoco.

Il presidente ucraino ha definito la strategia russa nei confronti dell’acciaieria del tutto bestiale e simile a una tortura, visto che si baserebbe sul presupposto di prendere gli assedianti per fame. «Donne e tanti bambini sono ancora lì — ha dichiarato Zelensky — Immaginate l’inferno: più di due mesi di continui bombardamenti e morte costante nelle vicinanze. Non è chiaro quanti civili rimangano intrappolati nell’impianto». Concorda con la definizione di inferno per descrivere lo scenario bellico di Mariupol anche il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, che proprio pochi giorni fa si è recato in visita nella martoriata Ucraina.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

5 Commenti

  1. CHI CI GUADAGNA DALLA GUERRA ?

    CHI STA REGALANDO I NOSTRI SOLDI ALGI ZELENSKIE… USA

    IL CASO…
    Il boss legato alla ‘ndrangheta che imbarazza Zelensky
    Accuse dalla Bulgaria: «Il presidente protegge il “re della cocaina” Banev». Il patto di “Brendo” con il clan Bellocco per portare la droga sulla rotta dei Balcani e i milioni trasferiti in Svizzera

    https://telegra.ph/Solo-il-nostro-essere-sai-in-realt%C3%A0-%C3%A8-spaventoso-12-02

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