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L’unione (non) fa la forza: il vero nodo del centrodestra

by Adolfo Spezzaferro
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Ci risiamo: il centrodestra sta marciando compatto verso il suicidio, che si consumerà alle prossime elezioni amministrative. Non c’è verso, appare evidente ormai che il nemico principale della coalizione è la coalizione stessa. Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia – al netto dei centristi, che in quanto tali fanno sempre pendant – fanno di tutto per non andare d’accordo su niente.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di maggio 2022

Spaccati in centrodestra di governo e di opposizione, dove peraltro troviamo il partito con più consensi (già questo la dice lunga, ma non v’è peggior sordo di chi non vuol sentire), i tre partiti dovrebbero presentarsi uniti alle urne e per di più convincere l’elettorato di essere uniti per davvero. È una specie di fronte democratico francese, ma al contrario. Lì si è chiesto a forze politiche distanti e contrapposte di unirsi per non far vincere la destra, invitando gli elettori di riferimento a votare per Macron al ballottaggio. Qui Lega-Fi-Fdi – peraltro divisi pure sul ballottaggio francese – chiederanno al bacino elettorale di riferimento di votare per loro, per non far vincere il centrosinistra.

L’intrigo siciliano

Ma a quale prezzo? Mentre vi scriviamo, la situazione della Sicilia è il caso scuola di come il centrodestra sia in eterno litigio per imporre un candidato ai danni degli altri. Invece di unire le forze, vengono divise. Il governatore Musumeci ha parlato appunto di suicidio del centrodestra nella malaugurata ipotesi che si presentasse diviso. Ma il suicidio, seppure diciamo assistito, è anche imporre un candidato in cambio di un accordo che è a tutti gli effetti un ricatto. Il laboratorio Sicilia – dal quale, viste le premesse, può fuoriuscire un virus letale per il centrodestra – si può riassumere così: Fdi deve rinunciare alla candidatura di Carolina Varchi a sindaco di Palermo se vuole che la Lega rivoti Musumeci governatore. Non è bastata la figuraccia fatta a Roma? Dove si è imposto un candidato – in quel caso Michetti sponsorizzato da Fdi, tanto vincente che ha spinto tanti elettori di centrodestra a votare per Calenda – che ha danneggiato l’intera coalizione. Si dirà: sono logiche partitiche, equilibri di potere interni alla coalizione. Come volete: ma il risultato qual è? Un candidato più forte, maggiori probabilità di vittoria? No.

Centrodestra allo sbaraglio

È come schierare – è un esempio fantasioso, sia chiaro – in campo con la Nazionale non i giocatori più forti ma quelli che più rispondono a certe logiche di inclusività e di politicamente corretto. Risultato? Italia non qualificata ai Mondiali. Si fa per dire, eh… Eppure queste cose, nel centrodestra capitano di continuo. Segno che è un male cronicizzato, un handicap di partenza, una tara genetica da cui la coalizione non sembra poter guarire. Forse perché si affida all’omeopatia. Dopo il disastro per l’elezione del presidente della Repubblica, dove il centrodestra aveva il pallino in mano e poteva fare la partita e invece si è rimesso alla volontà dei suoi avversari, ora in vista delle prossime consultazioni elettorali è tutto un fiorire di dispettucci da amichetti dell’asilo. Abbiamo Berlusconi che invita Salvini al matrimonio-non-matrimonio con la giovine Fascina e lo incorona leader unico del centrodestra (Meloni non pervenuta, anzi, era proprio assente). E se il segretario della Lega si è prodotto nella sua…

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