Roma, 12 apr – Sta facendo molto discutere l’invio di armi alla Serbia da parte della Cina. Per l’esattezza ieri sui media internazionali si è parlato molto dei sofisticati sistemi di difesa aerea HQ-22 SAM (surface-to-air missile) che Pechino ha recapitato a Belgrado. Notizia poi confermata dallo stesso dragone asiatico, tramite il portavoce del ministero degli Esteri cinese Zhao Lijian, secondo cui si è trattato di “regolari forniture militari” nell’ambito di “progetti di cooperazione annuali” che “non hanno nulla a che vedere con la situazione attuale” in Ucraina.

Dichiarazioni ufficiali che in quanto tali vanno prese con le pinze, sia perché la Cina è molto abile nel bluff, sia perché il pokerismo è l’arma principe di ogni grande potenza. Eppure in questo caso le parole di Lijian sono difficilmente contestabili. Vediamo perché, partendo da un evento che segnò una svolta nelle relazioni bilaterali tra Cina e Serbia.

L’evento chiave

Il 7 maggio 1999 venne bombardata l’ambasciata della Repubblica Popolare Cinese a Belgrado. Gli ordigni uccisero tre persone e provocarono il ferimento di altre 20. Nella capitale serba, nel parco tra il palazzo presidenziale e il parlamento, lo scorso anno comparve un cartello emblematico che ricordava anche quel tremendo evento: “Cinesi e serbi, fratelli per sempre”.

Venti anni dopo, nell’agosto 2019, in Serbia venne inaugurata la prima autostrada cinese costruita in Europa. Alla cerimonia di apertura parteciparono il presidente serbo Aleksandar Vucic e l’ambasciatore di Pechino a Belgrado Chen Bo. “La Serbia e la Cina hanno una stretta relazione di amicizia. Sono grato per la Belt and Road Initiative proposta dal Presidente Xi”, disse allora Vucic. “Ha contribuito notevolmente allo sviluppo della Serbia e la gente non lo dimenticherà mai. Devo sottolineare che il Gruppo Shandong Hi-speed non si è fermato di fronte alle difficoltà nella costruzione di queste sezioni. Hanno completato una strada tecnologicamente avanzata e con standard elevati. La nostra gratitudine va oltre le parole e credo che la cooperazione tra Serbia e Cina scalerà nuove vette”.

Le armi che la Cina vende alla Serbia

Nuove vette vennero scalate esattamente un anno dopo, quando nell’agosto 2020 – nell’ambito di accordi precedenti – Pechino consegnò sei droni da attacco a Belgrado. La Serbia divenne così la prima nazione europea a disporre di velivoli militari (senza pilota) di fabbricazione cinese.

Sempre nell’estate 2020, la Serbia acquistò dalla Cina una nuova generazione di missili terra-aria, a medio raggio. L’acquisto del sistema di difesa missilistica FK-3 venne inserito nel rapporto annuale della società statale di armamenti Jugoimport SDPR. La società fece sapere di aver siglato 163 accordi di importazione con 31 Paesi del mondo, tra cui acquisti di droni armati di fabbricazione cinese.

L’influenza cinese in Serbia

Nel febbraio 2021 la Commissione per gli affari esteri del Parlamento europeo si accorse della crescente avanzata cinese in Serbia e adottò una risoluzione in cui esprimeva “preoccupazione per la crescente influenza della Cina in Serbia e in altri paesi dei Balcani occidentali, in particolare in merito alla mancanza di trasparenza e di una valutazione dell’impatto sociale e ambientale degli investimenti e dei prestiti cinesi”.

Allarme piuttosto vano, considerato quanto fece poi notare il presidente serbo Vucic: “Il Pil serbo è sceso dell’1% (nel 2020, ndr), mentre certi paesi hanno registrato un calo del Pil del 17%. Nel 2021 ci aspettiamo una crescita del Pil del 6%. Il debito pubblico serbo è pari al 57% del Pil, nonostante l’aumento delle spese durante la pandemia. Non saremmo mai riusciti a raggiungere questi risultati senza il sostegno della Cina”, dichiarò il capo di Stato serbo.

Eugenio Palazzini

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