Roma, 2 mag – Sulla presunta mediazione del Vaticano per porre fine al conflitto tra Ucraina e Russia, si fa un gran parlare da circa 48 ore. Comprensibile, perché proprio Papa Francesco ha lasciato intendere che la Santa Sede sta lavorando in tal senso. “Sono disposto a fare tutto quello che si deve fare. Anche adesso è in corso una missione, ma ancora non è pubblica. Quando sarà pubblica la dirò”, ha detto il Pontefice durante il volo di ritorno da Budapest, parlando con i giornalisti. Parole che inevitabilmente alla stampa italiana erano suonate subito come un annuncio esplicito, della serie: è in corso una sorta di negoziato, portato avanti dal Vaticano. Un po’ tutti si sono chiesti allora su quali basi e in che modo la Santa Sede prova a giocarsi le sue carte diplomatiche. A molti, le dichiarazioni del Papa, erano comunque apparse un piccolo spiraglio di luce.

Mediazione del Vaticano, la smentita di Kiev e Mosca

La doccia fredda è però arrivata sia da Kiev che da Mosca: entrambe hanno affermato di non essere a conoscenza di questa mediazione. “Il presidente Zelensky non ha acconsentito a tali discussioni per conto dell’Ucraina. Se ci sono colloqui, stanno avvenendo a nostra insaputa o senza la nostra benedizione”, ha detto alla Cnn un esponente del governo ucraino. Analoga la precisazione russa: “No. Non si sa nulla“, ha commentato in modo piuttosto lapidario il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, rispondendo a una precisa domanda della stampa.

Possibile allora che Papa Francesco l’abbia sparata così grossa? Oppure il Pontefice si riferisce a trattative in corso di altro genere, con interlocutori non propriamente legati ai governi di Mosca e Kiev? E in quest’ultimo caso, che probabilità di successo potrebbe avere una missione diplomatica che non prevede il coinvolgimento diretto delle due parti in causa principali? Quel che è certo è che l’uscita del Papa apre un giallo clamoroso e rischia di inficiare qualsivoglia mediazione su larga scala, in atto o in fieri che sia.

Le mosse (reali) della Santa Sede

Ciò detto, e per quanto permanga un alone di mistero su questa vicenda, è possibile in realtà che il Vaticano si stia muovendo – lo fa peraltro dall’inizio della guerra – tramite altri canali. D’altronde Papa Francesco stava tornando dall’Ungheria, dove ha avuto colloqui con il metropolita ortodosso Hilarion e con il premier Viktor Orban. Figure che la Santa Sede con tutta probabilità ritiene papabili come mediatori tra Kiev e Mosca. Lo stesso Pontefice ha inoltre affermato che il Vaticano è disposta a mediare per la restituzione dei bimbi ucraini deportati in Russia. “La Santa Sede ha fatto da intermediaria in alcuni scambi di prigionieri, tramite l’ambasciata. Questi sono andati bene. Penso che può andare bene anche quest’altro. La Santa Sede è disposta a farlo perché è giusto. E dobbiamo aiutare affinché questo non sia un casus belli, ma un caso umano. Tutti i gesti umani aiutano, invece i gesti di crudeltà no”. Nulla di paragonabile a una vera e propria mediazione per porre fine alla guerra, ma quella, dopotutto, non è raggiungibile soltanto attraverso le mosse del Vaticano.

Eugenio Palazzini

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