Roma, 25 feb — Il presidente dell’Ucraina Zelensky asfalta senza pietà Mario Draghi su Twitter dopo che questi si era lamentato in parlamento perché Zelensky non gli aveva risposto al telefono.

Draghi: Zelensky non mi risponde al telefono

«Ieri ho partecipato a un Consiglio europeo straordinario, a cui ha preso parte anche il presidente Zelensky, è stato un momento veramente drammatico quello della connessione con il presidente ucraino», ha detto Mario Draghi durante la sua informativa al Parlamento sulla guerra in Ucraina. «E’ nascosto in qualche parte di Kiev. Ha detto che lui non ha più tempo, che l’Ucraina non ha più tempo, che lui e la sua famiglia sono l’obiettivo delle forze di invasione russa. E’ stato un momento drammatico che ha colpito tutti i partecipanti al Consiglio europeo». Poi la rivelazione ai parlamentari: il premier avrebbe dovuto sentirsi con lui questa mattina alle 10,30, ma i due non sono riusciti a mettersi in contatto. Sai com’è, tra una bomba e l’altra, può capitare di non riuscire a ricevere una telefonata.

Quanta stima 

Le dichiarazioni di Draghi hanno fatto il giro del pianeta e sono evidentemente arrivate anche all’orecchio di Zelensky. Il quale, pur non avendo modo di farsi quattro chiacchiere al telefono, ha deciso di dedicare tre secondi al nostro premier per bacchettarlo su Twitter. «Oggi alle 10:30 agli ingressi di Chernihiv, Hostomel e Melitopol ci sono stati pesanti combattimenti», ha twittato dal luogo segreto in cui è nascosto. «Tante persone sono morte. La prossima volta cercherò di spostare il programma di guerra per parlare con Mario Draghi in un momento specifico. Nel frattempo, l’Ucraina continua a lottare per il suo popolo». Che asfaltata. Sarà anche il governo dei migliori, come lo ha chiamato qualcuno, ma tra la figuraccia odierna e quella del ministro Di Maio — stroncato malamente dal ministro russo Lavrov che gli ha praticamente dato del mangiapane a sbafo travestito da politico — sembra che ad est dell’Europa i nostri politici godano della stessa stima di una pattina da pavimento.

 

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

5 Commenti

  1. Per capire quanto conta la colonia Italia l’unica cosa che puo’ fare il dittatorello nostrano fuori dai confini è una telefonata ad una nullità. Dentro i confini invece puo’ fare i crimini che desidera con sieri genici sperimentali su italiani obbigati a fare da cavie gratuite che hanno già causato decine di migliaia di morti o invalidi a vita

  2. Fossi in Zelensky farei meno lo spiritoso con una persona educata (anche se criticabile dal punto di vista politico) come Draghi. Abbiamo visto tutti cosa gli è successo facendo lo strafottente con Putin!

  3. “sembra che ad est dell’Europa i nostri politici godano della stessa stima di una pattina da pavimento”

    sono pure generosi:
    a sud dell’europa la pensiamo MOLTO peggio…
    dei politici della UE,
    e dei nostri.

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