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Bruxelles, 28 mar – Sembrava essersi risolta per il meglio la complicata vicenda del Global Compact, il patto Onu sull’immigrazione che, di fatto, sancisce per chiunque il «diritto a emigrare». Dopo un lungo braccio di ferro tra le forze della maggioranza (ma anche dell’opposizione), fatto di rimpalli e di rinvii continui, alla fine il Parlamento ha approvato una mozione che impegna l’Italia a non sottoscrivere l’accordo. Oltre al nostro, anche altri Stati, sia europei che extraeuropei, avevano deciso di non firmare il patto fortemente voluto dalle Nazioni Unite (e da Soros), proprio perché si percepiva il pericolo che il Global Compact potesse limitare la loro sovranità in materia di immigrazione. In Belgio il governo di Charles Michel era addirittura caduto a causa del premier che aveva voluto forzare la mano.

L’Unione europea corre ai ripari

Il risultato è che, attualmente, all’interno dei confini dell’Unione europea si è venuta a creare una situazione a macchia di leopardo, con alcuni Paesi membri che hanno recepito i contenuti dell’accordo (su tutti Francia e Germania) e altri che li hanno rifiutati (Italia, Austria, Ungheria ecc.). E questo, per i burocrati di Bruxelles, ormai abituati a imporre il proprio volere erga omnes, è di fatto inaccettabile. Tant’è che ora è saltata fuori la prova che la Commissione europea starebbe lavorando per rendere il Global Compact obbligatorio per tutti i Paesi membri. In questo modo verrebbe a cadere l’argomentazione decisiva dei sostenitori del patto, ossia che l’accordo non avrebbe limitato la sovranità degli Stati aderenti in quanto «non giuridicamente vincolante».

La pistola fumante

A sollevare lo scandalo è stata l’eurodeputata Janice Atkinson, ex membro dell’Ukip di Farage e ora indipendente. La Atkinson ha infatti reso noto di essere entrata in possesso di un documento riservato della Commissione europea, il quale intende sancire la natura vincolante del Global Compact. Si tratta, nello specifico, di un «parere» formulato dal Servizio giuridico della Ue che, se recepito, renderebbe di fatto vane le decisioni sovrane di quelle nazioni che non hanno voluto sottoscrivere il patto Onu sull’immigrazione. Il documento è stato divulgato in Italia dal sito La Voce del Patriota ed è effettivamente inequivocabile. Al paragrafo 46, infatti, è scritto che «si deve concludere che il Global Compact sull’immigrazione ha valore legale ed è in grado di influenzare il contenuto della legislazione adottata dall’Unione europea» (leggi il documento qui).

Le fake news (degli altri)

Questo documento fa quindi luce sulla pericolosità del Global Compact e, inoltre, andrebbe a confermare quello che il cancelliere tedesco Angela Merkel aveva espresso al Bundestag già il 13 dicembre scorso: «Una volta che il patto verrà ratificato dalla maggioranza degli Stati membri dell’Onu – aveva affermato la Merkelil Global Compact sarà valido per tutti». Insomma, è chiaro che il mantra «non giuridicamente vincolante» può essere tranquillamente derubricato a fake news. E, anzi, sarebbe il caso che tutto l’apparato mediatico pro-Global Compact – che aveva dato del «bufalaro» a chiunque osteggiasse la firma del patto – chiedesse scusa sia per la disinformazione che ha fatto, sia per il discredito che ha provato a gettare sui suoi avversari politici. Ma tanto lo sappiamo: non lo faranno mai.

Valerio Benedetti

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