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referendum-ungheriaBudapest, 2 ott – Piano di redistribuzione dei sedicenti rifugiati fra tutti i paesi dell’Unione Europea? L’Ungheria dice di no e il suo primo ministro, Viktor Orban, ha convocato per oggi il referendum contro la decisione di Bruxelles. La “quota” spettante all’Ungheria è di meno di 1300 richiedenti asilo su oltre 160mila totali. Una quota residuale, ma sulla quale Orban e l’intera maggioranza di governo hanno lanciato una battaglia di principio, che si concluderà con lo spoglio delle schede nella tarda serata di oggi.



“Volete che l’Unione europea decreti il ricollocamento obbligatorio dei cittadini non ungheresi in Ungheria senza l’approvazione del Parlamento ungherese?”: questo il testo del referendum, il quale sarà valido solo in caso di raggiungimento del quorum al 50% degli aventi diritto al voto, più di 8 milioni di elettori. L’incognita è quindi l’affluenza, anche perché la consultazione non ha efficacia giuridica immediata anche se Orban, in caso di vittoria, ha promesso di tradurre l’esito in una legge dello Stato. Il governo ha speso oltre 12 milioni per la campagna per il No, che secondo i sondaggi dovrebbe prevalere con almeno l’80-90% delle preferenze.

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“Sui migranti – spiega Balasz Orban, del centro studi Szazadveg e consulente del premier – ci sono due strategie possibili: quella di Merkel, che confonde l’aiuto umanitario con la politica, e non fa che accogliere i migranti in Europa, quasi invitandoli”, e quella dell’Ungheria, “che non confonde la pancia con la testa, l’aiuto umanitario con la gestione dei flussi. Orban è un politico, e agisce di conseguenza”. E’ per questo che bisogna agire “con piani a medio termine per risolvere il problema, evitando che masse di migranti si riversino illegalmente in Europa, chiudere i confini e parallelamente stabilizzare la situazione in Medio Oriente”. Una visione ampia, irriducibile a concetti come razzismo e populismo, accuse fruste che in questi giorni sono cadute a pioggia sulla testa dei magiari. I quali hanno oggi la possibilità di rispondere con i fatti.

Nicola Mattei

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