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Bruxelles, 7 ott – Che l’Ungheria di Viktor Orban non piaccia all’Unione europea è cosa nota e arcinota. Dalle politiche sull’immigrazione all’ideologia gender, tra Budapest e Bruxelles, in effetti, ci sono parecchi punti d’attrito. Su cui si è litigato più e più volte, peraltro. Preso atto di questa frattura pressoché insanabile, i mandarini Ue vorrebbero castrare Orban applicando l’articolo 7 del Trattato dell’Unione europea (Tue), mentre il governo magiaro starebbe studiando una strategia per salutare Bruxelles entro il 2030. Insomma, i rapporti tra le parti sono ai minimi termini, e di certo non sta aiutando la missione d’inchiesta che di recente è stata a Budapest per raccogliere prove contro Orban.



L’inchiesta contro Orban

L’inchiesta anti-Orban è stata realizzata dalla Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (Libe), il cui scopo era quello di dimostrare che l’Ungheria di Orban violerebbe i diritti umani, la libertà d’informazione e, in generale, tutte quelle fattispecie che rientrano nell’articolo 7 del Tue: l’articolo che prevede la sospensione dei diritti di uno Stato membro qualora quest’ultimo contravvenga ai princìpi informatori della Ue (democrazia, libertà, Stato di diritto ecc.). La missione avrebbe dovuto svolgersi già diversi mesi fa, ma era stata rimandata a causa dell’emergenza pandemica. Ora, però, l’inchiesta contro Orban è stata svolta (dal 29 settembre al primo ottobre), e un paio di giorni fa gli inquirenti hanno presentato i loro risultati a Strasburgo, al Consiglio europeo.

Il solito pregiudizio ideologico

Le conclusioni degli investigatori non ci sorprendono più di tanto: «Il governo ungherese ha trasformato il Paese in un regime autoritario, dove la separazione dei poteri, la libertà dei media e l’indipendenza del sistema giudiziario non sono garantite», ha dichiarato l’europarlamentare Bettina Vollath ai giudici del Consiglio europeo. Pertanto, gli inquirenti suggeriscono l’attivazione dell’articolo 7 e l’applicazione di stringenti vincoli all’erogazione del Recovery Fund in favore dell’Ungheria. Certo, l’attivazione dell’articolo 7 non è scontata e prevede un iter molto complicato. Ma l’inchiesta del Libe ha fortemente infastidito il governo magiaro, con Orban che si è persino rifiutato di ricevere gli inquirenti. I rapporti tra Bruxelles e Budapest non sono mai stati così tesi.

Gabriele Costa



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