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Roma, 13 nov – Joe Biden ha già scelto il primo membro della sua squadra presidenziale, nominando come futuro capo staff il fido Ron Klain. Un nome che ai più non dirà nulla, ma che in realtà da quasi quaranta anni ricopre ruoli di primo piano nell’entourage dei leader democratici degli Stati Uniti. Klain già negli anni ottanta era infatti al fianco di Biden, quando quest’ultimo era presidente della commissione Giustizia del Senato. Capo staff di Al Gore e poi dello stesso Biden nel periodo della vicepresidenza, dall’ex presidente Obama venne scelto pure come coordinatore per la risposta al virus Ebola nel 2014. Non parliamo dunque di un volto nuovo della scena politica americana, ma di un consigliere di lunga data che è riuscito a ritagliarsi sempre spazi importanti nei posti che contano, evitando di catturare eccessivamente l’attenzione mediatica. Nessun particolare scivolone, zero sparate sopra le righe, profilo basso e massima discrezione.

Il “buon” vecchio cinguettio

Eppure, gratta che ti rigratta, si scopre che anche le vecchie volpi hanno uno scheletro nell’armadio. E quello di Ron Klain è piuttosto imbarazzante, soprattutto se rapportato all‘indignazione dei Democratici per le continue uscite di Trump contro le presunte frodi elettorali che avrebbero condizionato l’esito del voto. Oltretutto, in omnia media non si fa altro che stigmatizzare l’irresponsabile atteggiamento del tycoon, incapace di accettare la sconfitta. Già, peccato che dai meandri di Twitter sia riemerso nelle ultime ore un vecchio tweet del capo staff di Biden, che nel 2014 (quando appunto divenne lo “zar della lotta contro l’Ebola”) si diceva d’accordo con un sondaggio riportato dal sito Vox, secondo cui il 68% degli americani riteneva che le elezioni fossero truccate. “Perché lo sono”, cinguettò Klain convinto. Ma come? Proprio il capo staff dell’allora vicepresidente degli Stati Uniti riteneva sul serio che il voto Usa fosse truccato? E da chi? E come? Non è dato sapere.

D’altronde se adesso, stando agli ultimi sondaggi, il 70% dei repubblicani ritiene che le ultime elezioni presidenziali non siano state libere, è pure difficile che questo sia dovuto semplicemente alla propaganda incessante di Trump. Visto che un altro sondaggio, dello scorso anno, aveva rivelato che l’84% dei democratici riteneva che la campagna del 2016 di Trump fosse in collusione con la Russia. Insomma tre anni dopo l’elezione del presidente repubblicano, la gran parte dei democratici ancora credeva in una sorta di incredibile “truffa”. Maledetto complottismo “sovranista”.

Eugenio Palazzini

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2 Commenti

  1. I truffatori si intrufolano dappertutto, perché in realtà c’è una propensione inconscia tra la gente ad essere disposti ad essere truffati.
    È la possibilità di lasciarsi aperto
    uno spiraglio alla goduria del lamento nelle parti della vittima.

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