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Roma, 13 nov – Si avvicina il Natale (e il lockdown, anche se il governo giallofucsia non lo vuole dire) e Giuseppe Conte si scopre spirituale, anzi tutt’altro che spiritoso. Sì, perché per giustificare le restrizioni in vigore anche durante le festività e per mettere le mani avanti in caso di ulteriori giri di vite il premier si è prodotto in una supercazzola insostenibile: “Natale, a prescindere dalla fede religiosa, è senz’altro anche un momento di raccoglimento spirituale. Il raccoglimento spirituale, farlo con tante persone non viene bene“. Così il premier giustifica i deliri che si stanno sentendo sui cenoni ristretti ai parenti di primo grado e simili.

Il premier confida in un calo dell’indice Rt. Ma in caso contrario…

E se confida in un calo dei contagi, dell’indice Rt – “significherebbe che il Dpcm inizia a dare i primi risultati, un incoraggiamento a seguire questa strada coraggiosa” – già lascia intendere che in caso contrario l’importante è la spiritualità. “Considereremo la curva epidemiologica che avremo a dicembre, ma il Natale non lo dobbiamo identificare solo con lo shopping, fare regali e dare un impulso all’economia“. Come a dire, pazienza se saremo in lockdown (cosa appunto molto probabile).

Mulè (FI): “Siamo arrivati alla catechesi dell’emergenza”

L’arrampicata sugli specchi dell’ex avvocato del popolo, oggi strenuo difensore della poltrona, non è sfuggita a all’opposizione. “Il premier Conte invece di fare da padre spirituale agli italiani pensasse a fare il presidente del Consiglio dell’Italia. Già abbiamo dovuto sopportare le sparate a mezzo stampa su pranzi natalizi non affollati o solo con parenti di primo grado (quindi fratelli/sorelle esclusi), oggi raggiungiamo davvero il colmo dei colmi nel ricevere il ‘consiglio’ del premier su come trascorrere il Natale, che ci ricorda il presidente Giuseppe Conte essere un momento di raccoglimento spirituale e quindi ‘farlo con tante persone non viene bene’. Siamo arrivati alla catechesi dell’emergenza, se ridimensionasse il suo ego eviterebbe di sentirsi un giorno Churchill un giorno il Santo Padre”. Così Giorgio Mulè, deputato di Forza Italia e portavoce dei gruppi azzurri di Camera e Senato, ironizza sulla sparata del premier.

Insomma, il premier a Natale ci vorrebbe tutti pervasi da un afflato ascetico, come eremiti che  – per dirla con Galli – al massimo si scambiano gli auguri in videochiamata.

Adolfo Spezzaferro

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6 Commenti

  1. Padre-figlio.
    Primo grado di parentela.
    Fratello-fratello
    Secondo grado di parentela.
    A Natale due fratelli non potranno mangiare insieme.

  2. chi ha vocazione eremitica e o solitaria ha una chiave di lettura a mio parere molto più efficace e pregnante per vivere in maniera propositiva questo periodo Mi rendo conto che è per pochi !

  3. la spiritualità, insegnata da uno schiavo decerebrato, sarebbe divertente se non fosse parte del piano di smantellamento dei fondamentali concetti di: famiglia, religione di stato e appartenenza al territorio.

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