Roma, 4 lug — Lo rese celebre il noto film del 2022 “Minority Report” diretto da Steven Spielberg, con un cast d’eccezione del calibro di Tom Cruise e Colin Farrell, tra gli altri: la pellicola, basata sul libro di P. K. Dick, è ambientata nel 2054, epoca in cui la polizia è in grado di individuare gli atti criminali con anticipo, grazie anche all’aiuto di individui assai speciali dotati di preveggenza – i precogs o precognitivi Agatha, Arthur, e Dash -, così da poter prevenire il reato in tempo.

L’algoritmo che prevede i crimini crea il connubio tra Hollywood e realtà

Ci si è spesso domandati di quanto Hollywood e la sua produzione cinematografica possano avere attinenze con l’evoluzione della società, di quanto certe pellicole possano anticipare le tendenze prossime e future del vissuto occidentale. Gli scienziati dell’Università di Chicago hanno sviluppato un nuovo algoritmo che prevede – e quindi in un certo senso anticipa – la criminalità apprendendo modelli temporali e correlandoli alle posizioni geografiche dai dati pubblici sui crimini violenti e contro il patrimonio pubblico. Il modello, secondo quanto riportato da pys.org – può prevedere crimini futuri con una settimana di anticipo con una precisione di circa il 90%.

Gli esperimenti nelle principali città americane

Chicago è una città nota negli Usa per i problemi di criminalità, si veda il gesto di pubblico dominio del magnate della finanza Ken Griffin, e ora sarà anche sede di una delle sperimentazioni che finora avevamo solo visto nei film o nei romanzi sopracitati: “Lo strumento è stato testato e convalidato utilizzando i dati storici della città di Chicago relativi a due grandi categorie di eventi segnalati: crimini violenti (omicidi e aggressioni) e crimini contro il patrimonio (furti con scasso, furti e furti di veicoli a motore). Questi dati sono stati utilizzati perché è più probabile che vengano denunciati alla polizia nelle aree urbane dove vi è sfiducia storica e mancanza di cooperazione con le forze dell’ordine.

Tali crimini sono anche meno inclini a pregiudizi di applicazione [sic!], come nel caso dei reati di droga, dei blocchi del traffico e di altre infrazioni per reati minori. I precedenti sforzi per la previsione del crimine hanno spesso utilizzato un approccio “epidemico o sismico”, in cui il crimine è descritto come emergente in “punti caldi” che si diffondono nelle aree circostanti. Questi strumenti, tuttavia, non tengono conto del complesso ambiente sociale delle città e non considerano il rapporto tra criminalità e gli effetti delle forze dell’ordine.” Questo modello isola il reato analizzando coordinante spaziali e temporali di determinati episodi, delineando un algoritmo capace di prevedere eventi futuri, come già testato in altre città americane come Atlanta, Austin, Detroit, Los Angeles, Philadelphia, Portland e San Francisco.

Algoritmo “veggente”: Saper leggere tra le righe

L’interessante analisi di Phys.org esordisce, in piena sintonia con i frutti di quella che potremmo definire una cultura della sorveglianza, con l’ammettere che l’avanzamento tecnologico continua a generare interesse nel governo – e quindi nel potere e nel suo esercizio potenzialmente controverso e postdemocratico – sebbene ammetta che gli sforzi in questa direzione siano stati finora problematici “perché non tengono conto dei pregiudizi sistemici nell’applicazione della polizia e del suo complesso rapporto con la criminalità e la società”. Al di là del politicamente corretto, chiaro indice dell’attuale situazione sociale americana, la chiosa dell’articolo suona come una mezza ammissione per un futuro distopico: “l’accuratezza dello strumento non significa che questo dovrebbe essere utilizzato per dirigere le forze dell’ordine, con i dipartimenti di polizia che lo utilizzano per pullulare proattivamente i quartieri per prevenire la criminalità. Questo dovrebbe invece essere aggiunto come vero e proprio strumento di politiche urbane e strategie di polizia per affrontare la criminalità.”

Chi controlla? E chi controlla i controllori? E’ ancora questa la domanda?

In un contesto come quello americano (e come già accade in Cina a livello di credito sociale, vedasi gli approfondimenti di Simone Pieranni), si potrebbero anche aprire spiragli per il controllo affidato ai privati – come già offerto attraverso i social network – i quali cederanno, con tutta probabilità, i dati agli stessi governi. La domanda da porsi non è più “chi controlla e chi controlla i controllori?” ma, considerando le similitudini tra deriva liberale e autoritarismi orientali, c’è da chiedersi se questa sia o meno una piega reversibile. Pervasività della tecnica, postdemocrazia e democracy data driven, credito sociale (e morale), strapotere del capitalismo finanziario… “ma a te cosa ti toglie?”

Valerio Savioli

 

 

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1 commento

  1. Che c’ entri la quantità e qualità di alimentazione, psico-farmaci, stupefacenti…? Così possiamo prevedere in tanti, senza alcun algoritmo. Togliere buona parte delle cause, no davvero?!

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