130Damasco, 21 Gen – Grazie ai curdi si è realizzato il sogno americano, dopo più di quattro anni di attacchi mediatici e non l’aviazione degli Usa potrebbe aver ottenuto una base sul territorio siriano.

Si tratterebbe del campo d’aviazione di Rmelian nella provincia di Hasakah, zonan ord-orientale della Siria, stando alle dichiarazioni del portavoce delle SDF, le Forze Democratiche Siriane, fatte alla emittente araba Al Jazeera.

L’intento sarebbe quello di continuare ad assistere l’avanzata dei curdi contro il Califfato, avanzata che però continua illegalmente a erodere il territorio siriano.

La base aerea e il campo di volo sarebbero il primo avamposto Usa in Siria, ottenuta però senza nessun coordinamento con le legittime istituzioni di Damasco e piazzata in un punto strategico di prim’ordine essendo la provincia incuneata tra la Turchia e l’Iraq.

Dalle file del YPG, le milizie curde del nord della Siria, arrivano dichiarazioni che confermano la “cessione“,Taj Kordsh, un attivista delle SDF ha dichiarato sempre ad Al Jazeera che “Secondo un accordo con il YPG, agli Stati Uniti è stato dato il controllo dell’aeroporto. Lo scopo di questo accordo è quello di eseguire il backup del SDF, fornendo armi e una base aerea degli Stati Uniti per aerei da guerra”. Niente di meno. “Questo aeroporto è stato precedentemente controllato dal YPG per oltre due anni. Ed è strategico perché vicino a diversi poli petroliferi i più grandi in questo settore”. “La base in passato era stata usata dal governo siriano per scopi agricoli” secondo Kordsh.131

Il sedicente Osservatorio siriano sui diritti umani, organizzazione con sede nel Regno Unito,  riscontrava già da martedì scorso attività Usa nella zona, ma che la base sarebbe ancora in fase di allestimento.

Dal pentagono e dagli Usa non ci sono conferme di un utilizzo della base, ne tantomeno dell’invio di personale militare a supporto dei curdi in questo tipo di asseto, che se dovesse essere confermato o se dovesse essere coinvolto in azioni dirette sul campo, costituirebbe una variabile di fortissima instabilità nel delicato equilibrio di forze che oggi operano in Siria.

Ad oggi infatti nei cieli siriani volano costantemente i jet russi a scorta dei convogli umanitari e degli aiuti militari alle basi accerchiate, come quella di Deir ez Zor, e da qualche tempo ricominciano a volare anche i cacciabombardieri siriani rimessi in sesto forse da massicci interventi di “re-building” con pezzi arrivati sempre dalla Russia.ypg_ozel

Di fatto questa sarebbe una sorprendente mossa di scacchi che gli Usa avrebbero giocato in un apparente massimo riserbo, piazzando la loro pedina dritta nel centro dello scacchiere tra Siria, Iraq, e Turchia con i curdi in forte avanzata per preparare, forse, la fase “due punto zero” del conflitto siriano.

Il califfato ormai sembra, sempre più, la vittima sacrificale, e chi si prenderà la briga di sconfiggerlo, aiutato o meno dai partner internazionali, potrà reclamare un posto d’onore al tavolo delle trattative che già si prepara lontano dal fragore delle armi, con buona pace di oltre duecentosessantamila morti siriani e della sovranità di una nazione che, sempre di più, affida il suo futuro al coraggio impagabile e disinteressato dei suoi patrioti sul campo.

Alberto Palladino

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Alberto Palladino
Nato a Roma, classe 1987. Studia Scienze storiche e cooperazione internazionale all’università Roma 3 e da qualche anno ha iniziato a percorrere la strada professionale del reporter. Fino ad oggi, nonostante le difficoltà che incontra chi lavora in questo settore da indipendente, è riuscito a coprire alcuni degli scenari di crisi più importanti di questi ultimi anni provando a raccontare, fra gli altri, la secessione in Ucraina e la guerra antiterroristica in Siria. Collabora con importanti testate nazionali e straniere. Ha realizzato reportage dal Kosovo, embedded con la missione italiana, dall’Azerbaijan e dai luoghi di eventi importanti e tragici come gli attacchi di Parigi. Ha collaborato alla realizzazione di progetti umanitari con la onlus Solidarité Identités e la onlus Popoli in molti dei Paesi da cui poi ha scritto per questa testata: Kosovo, Birmania, Siria. Ha viaggiata nella Siria devastata dal terrorismo scattando foto e aiutando i bisognosi, sublimando al massimo la sua vocazione. Per il Primato Nazionale anima la redazione esteri e propone i suoi scatti fotografici per far aprire gli occhi ai lettori, perché è persuaso che nel mondo di oggi non è più sufficiente guardare, bisogna vedere.

2 Commenti

  1. il video in questione su you tube del 2012 da cercare è
    – Dalla Siria alla Geopolitica del 2° Conflitto Mondiale – Intervista Giorgio Vitali –

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