Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 17 lug – Maccartismo del terzo millennio o nuova guerra fredda? Forse entrambe le cose, unite a una precisa strategia elettorale e in ogni caso edulcorate da toni che da incendiari sovente si tramutano in un lampo in concilianti. Non c’è dubbio però che la nuova proposta di Donald Trump evochi i vecchi tempi in cui negli Usa si temevano influenze esterne. Il presidente americano ha infatti proposto di vietare l’ingresso a tutti i membri del Partito Comunista cinese e alle loro famiglie. Una mossa che rientra nel braccio di ferro in atto da mesi con Pechino e chi si fa sempre più aspro, tra sanzioni e controsanzioni.

Il piano di Trump

Così la Casa Bianca adesso studia un apposito provvedimento volto a rifiutare il visto o a revocarlo a più o meno 92 milioni di tesserati al Partito Comunista cinese. Ci sarebbe poi una versione ancora più dura del piano, in cui si prevede l’espulsione per gli stessi iscritti comunisti che già si trovano negli Stati Uniti. D’altronde Trump ha fatto presente che nei confronti della Cina non esclude “alcuna forma di azione” e non è intenzionato a confrontarsi con Xi Jinping. Inutile dire che il provvedimento, se attuato, colpirebbe in particolare gli studenti cinesi che frequentano college e università negli Usa. Ma secondo Patrick Chovanec, economista e professore della Columbia University, il provvedimento colpirebbe addirittura 270 milioni di cinesi, tra iscritti al Partito Comunista e loro famigliari. In pratica un quinto della popolazione della Cina.

Al contrario è probabile, ma non vi sono certezze perché ancora siamo al work in progress del piano di Trump, che non vengano “banditi” 88 milioni di cinesi iscritti alla Lega della gioventù comunista. Giovani che insomma ancora non hanno la tessera del Partito e dunque potrebbero essere accolti perché non hanno maturato la loro adesione al “comunismo adulto”. Viceversa, stando a quanto ricostruito dal New York Times, il piano del tycoon potrebbe limitare fortemente gli spostamenti degli appartenenti all’Esercito di Liberazione Popolare e dei manager delle aziende statali cinesi. Anche perché sono quasi tutti tesserati al Partito comunista.

Attuazione ostica

Il governo di Pechino ha stroncato l’idea di Trump definendola “meschina” e indegna di una grande potenza. “Se gli Stati Uniti stanno considerando di vietare i viaggi nel Paese ai membri del Partito comunista e alle loro famiglie questo li renderà solo meschini”, ha dichiarato Hua Chunying, portavoce del ministero degli Esteri cinese. “Non solo viola le norme internazionali di base, ma non aiuta a mantenere la loro immagine di grande potenza”, ha specificato Chunying. A ben vedere però il piano di Trump non è semplicissimo da attuare e comunque sarebbe piuttosto vulnerabile. La Casa Bianca non è infatti a conoscenza della gran parte dei tesserati cinesi al Partito comunista (neppure di quelli residenti negli Usa) e anche se lo fosse sarebbe arduo poi identificarli come tali.

Eugenio Palazzini

La tua mail per essere sempre aggiornato

2 Commenti

Commenta