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Roma, 2 giu – Settimo giorno di infuocate proteste negli Stati Uniti per la morte di George Floyd. Infuocate letteralmente, perché in diverse città degli States le fiamme non sono mancate, oltre agli scontri, agli arresti e ai morti. Se a Washington la folla continua a radunarsi davanti a una blindatissima Casa Bianca, nel cuore pulsante di New York, l’isola di Manhattan, gli atti vandalici sono stati seguiti a ruota da un’ondata di saccheggi. Nella Grande Mela molte attività commerciali, soprattutto della grande distribuzione, sono state prese d’assalto. Il grande magazzino Macy’s e il Nike store sono stati devastati e svuotati da decine di persone che hanno evidentemente deciso di manifestare così una rabbia incontrollata: spaccando vetrine e facendo razzie di vestiti, scarpe e oggetti vari.

Devastazioni e saccheggi a New York

Del tutto ignorato il coprifuoco imposto da sindaco Bill de Blasio, visto che pure nella zona del Rockfeller Center decine di vetrine sono state distrutte. Gli Stati Uniti continuano insomma a bruciare, proprio nel pieno dell’epidemia di coronavirus che ha provocato 107mila morti e circa 40 milioni di disoccupati. Una crisi sanitaria ed economica, per quanto quest’ultima parzialmente attutita dalle iniezioni di liquidità da parte del governo, a cui adesso si unisce quella sociale. Perché con tutta evidenza la situazione è sfuggita di mano sia alle autorità che ai manifestanti. La protesta per la morte di Floyd è infatti sfociata in qualcosa di ben più roboante, a tal punto che centinaia di persone la stanno cavalcando per dar sfogo a ben altri sentimenti. Un caos violento apparentemente insensato, eppure dettato anche dal livore nei confronti di un presidente odiato da organizzazioni di sinistra che stanno cogliendo l’occasione per gettare benzina sul fuoco.

Trump avverte: “Userò l’esercito”

In tutto questo l’emergenza coronavirus negli Stati Uniti, nonostante sia sempre più tale, viene del tutto oscurata. E’ praticamente scomparso il dibattito sul lockdown e sulla gestione sanitaria, con l’attenzione focalizzata inevitabilmente sulle quotidiane rivolte di piazza. Così Donald Trump ha avvisato che “se i governatori di tutto il Paese non dispiegassero membri della Guardia nazionale in numero sufficiente per dominare le strade” farà ricorso all’esercito per “risolvere rapidamente il problema”. In pratica il tycoon ha intenzione di ricorrere all’Insurrection Act, una legge che risale alla Guerra civile americana e che consente l’utilizzo dei militari per garantire l’ordine pubblico.
“Abbiamo il più grande paese del mondo, lo terremo al sicuro”, ha dichiarato il presidente repubblicano. Dal Rose Garden della Casa Bianca assediata dai manifestanti, Trump non ha esitato a definire un “atto di terrorismo interno” le rivolte violente di questi giorni.

Il pugno di ferro del presidente americano

“Io sono il presidente dell’ordine e della legalità”, ha precisato presidente americano. Una frase che stride con quanto sta accadendo nelle principali città degli Stati Uniti, ma che al contempo Trump tiene a ripetere spesso per far capire che lui è disposto a tutto pur di non farsi piegare. Anche a ricorrere alla repressione, qualora la ritenga necessaria. “Il presidente ha il diritto di difendere il suo Paese e di proteggere la sua nazione. Non possiamo permettere che le proteste pacifiche vengano manipolate da anarchici di professione e gruppi antifa“, ha tuonato il tycoon. Difficile dire se il pugno di ferro pagherà, certo è che difficilmente il governo Usa potrà permettersi un’altra settimana come quella appena conclusa.

Eugenio Palazzini

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