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clinton putinWashington, 20 mag – Da diverse settimane, anzi dai tempi della campagna elettorale con Hillary Clinton, il lettore italiano è costretto a non lasciare passare un giorno senza sentire una qualche insinuazione di legami sospetti tra Trump e Putin. Da semplici questione economiche, ad aiuti politici alle recenti accusa, gravissime e letteralmente insensate, di “intelligence col nemico”. Trump è aiutato da Putin, Trump è pagato da Putin, Trump è manovrato da Putin: Trump è Putin, insomma.

Al momento prove non se ne sono viste, ma insomma nessuno dubiterebbe mai della buona fede e della professionalità di sicuri professionisti come Zucconi, che lavorano per serissime testate come Repubblica, possedute da gentiluomini come De Benedetti, il cui figlio, ad esempio, è nel consiglio direttivo di onestissime ONG come Save the Children che salvano tanti sicuri profughi e via dicendo, in una matrioska di circostanze sospette da mettere brividi. Ma sicuramente no, non dubitiamo della serietà della stampa nostrana. Le prove arriveranno come sono arrivate le prove dell’uso di armi chimiche di Saddam o Gheddafi, basta aspettare.
Nell’attesa ci permettiamo di mostrare noi uno strano legame tra la politica Usa ed il Cremlino. Anzi, precisamente tra l’anello più stretto attorno alla Clinton e Mosca.  Partiamo dagli inizi: occorre tornare al periodo dei “Panama Papers“, vale a dire quell’elenco teoricamente riservato di grandi imprenditori e personaggi politici che erano in qualche modo riconducibili all’apertura di conti off shore presso uno dei più oscuri paradisi fiscali, Panama appunto. La questione negli Stati Uniti fu soprattutto conseguenza di un accordo commerciale con il Paese centroamericano che rendeva più difficile per il fisco risalire a chi riusciva a spostare i propri capitali a Panama: un legge che ebbe due promotori principali, Obama (che però più intelligentemente non si espose mediaticamente nello spingere il trattato) e la Clinton che scelse di spendersi più esplicitamente. Tanto esplicitamente che ai tempi delle primarie, Sanders, il grande sfidante a sinistra, glielo poté rinfacciare mettendo in forte imbarazzo lo staff della candidata rivale. La questione rischiò di scoppiare in faccia alla Clinton quando qualche media minore cominciò a spulciare questo elenco e vi trovò parecchie persone legate in modo stretto ad Hillary ed in particolare alla propria campagna di raccolta  fondi Diamo qualche nome senza approfondire le biografie, ma per gli amanti degli scandali consigliamo qualche ricerca personale: il miliardario cinese David Ng Lap Seng, il ricercato internazionale Marc Rich o il magnate Canadese Frank Giustra.
Se tutto questo non dovesse bastare a zittire gli Zucconi nostrani (no, non basta mai) ci sarebbe anche un ulteriore e curioso legame. Seguendo a ritrovo alcuni fondi scoperchiati dall’elenco, troviamo a vario titolo e con varie partecipazioni la Sberbank. Si tratta della più grande banca privata Russa che ha, come naturale che sia, dei propri legami con la politica di Washington: per la precisione ha scelto come portatore dei propri interessi (o lobbying, come si dice ora) il Podesta Group. Il Podesta Group ha i fratelli Podesta, ovviamente, come soci e tra questi figura quel John che fu capo dello staff ai tempi di Bill Clinton e capo strategia della campagna di Hillary: di fatto, il suo braccio destro. Quel che incuriosisce è che dal momento che il maggior azionista della Sberbank è la Banca Centrale Russa, e dunque il Cremlino, forse qualche legame tra la politica estera e qualche contatto sospetto di Putin esiste davvero, ma non dove tutti stanno guardando.
Guido Taietti

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