Roma, 3 mag — Tremano Planned Parenthood e i sostenitori del diritto all’aborto in generale: la Corte Suprema degli Stati Uniti starebbe preparando il colpo di spugna alla storica sentenza Roe v. Wade che dal 1973 consente a tutte le donne americane di abortire.

La Roe v. Wade traballa

Lo ha annunciato ieri sera il sito Politico, pubblicando una bozza scritta dal giudice conservatore Samuel Alito. Il documento per ora rimane provvisorio e passibile di modifiche nelle prossime settimane, in attesa della sentenza ufficiale che verrà pronunciata dai nove giudici della Corte. Secondo il sentire generale — sia tra i sostenitori di Alito, sia tra gli abortisti — la bozza del giudice verrà approvata dai cinque giudici di estrazione conservatrice della Corte: oltre allo stesso Alito, Thomas Clarence, Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh, Amy Coney Barrett, gli ultimi tre nominati dall’ex presidente Usa Trump. Cioè la maggioranza.

Un’America spaccata in due sull’aborto

Se fosse confermata, la pronuncia della Corte Suprema segnerebbe una svolta epocale: l’aborto diverrebbe quindi materia legislativa dei singoli Stati e non più federale. L’America ne risulterebbe spaccata in due. In data attuale, infatti, sono 22 gli Stati Usa che hanno adottato normative più stringenti nei confronti di chi desidera praticare l’interruzione della gravidanza. In testa il Texas e l’Oklahoma. Va da sé che una maggiore libertà nel porre fine alla vita dei nascituri verrebbe garantita negli Stati liberal, come la California  

Il riesame

Il riesame della Corte Suprema nasce lo scorso autunno dalla causa costituzionale intentata dalla Jackson Women’s Health Organization. Nel mirino dell’organizzazione, la legge varata nel 2018 dal parlamento a maggioranza repubblicana del Mississippi che vieta l’uccisione del feto dopo la quindicesima settimana di gravidanza — tre mesi e mezzo di vita. La norma si scontra con la sentenza Planned Parenthood v. Casey del 1972 la quale stabilisce, invece, che «l’aborto è praticabile fino a quando il feto non sia autosufficiente». Cioè fino a circa sette mesi di gravidanza. L’opinione di Alito, messa nero su bianco non dà spazio a dubbi: «La sentenza Roe v.Wade è nata sbagliata».

Nel mirino del giudice vi è il radicamento giuridico del diritto di scelta enunciato nel 14° Emendamento della Costituzione americana: quello, cioè, che garantisce ai cittadini americani le libertà politiche e civili. «Ma il 14° Emendamento è stato introdotto in un’epoca [il 1868, n.d.r.] in cui neanche si discuteva di aborto», fa notare Alito, secondo il quale non c’è motivo di estendere a tutto il territorio federale il diritto ad interrompere la gravidanza. «Dovrà tornare ai singoli Stati», ha chiosato. Parole accolte con plauso dai conservatori e che hanno fatto scattare la prevedibile bufera negli ambienti progressisti.

Cristina Gauri

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3 Commenti

  1. l’aborto NON è un diritto:
    PRIMA viene quello alla vita del bambino,sempre.

    può essere moralmente giustificato SOLO e SOLTANTO in caso di:

    – stupro (casi reali,con violenze riscontrabili e con dei criminali denunciati:niente vaccate come “ero ubriaca” o “non ho avuto il coraggio di dire no” e simili)

    – tare gravi del feto (GRAVI,non labbro leporino e simili) e

    – pericolo per la salute della madre (cioè un pericolo medico REALE,niente schifezze come “disagio psicologico” e simili,portate avanti da psicologi compiacenti)

    al di fuori di questi casi,aborto dovrebbe essere punito con ANNI,di galera:
    sia per la donna che per il medico.

    tanto per essere chiari,tutto quanto sopra vale sia per il padre che per la madre:
    troppo comodo divertirsi senza pensare alle conseguenze,
    scaricando il proprio egoismo sulla pelle di un bambino:
    CHI NON VUOLE AVERE FIGLI,CI PENSI PRIMA.

    e lo dico da uomo,da ateo
    e da umanista.

  2. I conservatori USA, badate bene non i neocon, ma la destra americana sara un respiro di aria fresca per tutti. Baluardo di certi valori che in europa si sono gia dati per persi

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