donald-trump21Washington, 2 feb – Fu così che il candidato apostrofato come il nuovo “Hitler”, il campione della reazione americana, quello che vuole vietare l’accesso negli Usa ai musulmani, finì per essere sorpassato a “destra”. Donald Trump perde, contro tutti i sondaggi, le elezioni primarie repubblicane in Iowa, battuto da Ted Cruz. Il senatore texano, con il 28% dei voti, si è classificato al primo posto, staccando di 4 punti percentuali Donald Trump, fermo al 24%. Un risultato non certo all’insegna della moderazione, visto che per certi aspetti Cruz è più estremista di Trump: “la mia è la vittoria dei valori giudeo-cristiani, dopo anni in cui Obama ha rovinato l’America”, ha dichiarato al termine degli scrutini in Iowa il vincitore repubblicano, tra una citazione della Bibbia e l’altra. Anche lui come Trump non è supportato dalla dirigenza del partito, con la quale ha avuto più di una frizione. Ha definito Obama “il più grande finanziatore mondiale del terrorismo islamico” dopo l’accordo con l’Iran sul nucleare, critica duramente ogni riforma in senso “sociale” del sistema sanitario americano, è contro l’aborto, contro i matrimoni omosessuali e contro la legalizzazione della marijuhana. È molto vicino agli ambienti religiosi, tanto che nei ringraziamenti per la vittoria alle primarie in Iowa ha citato “i 12mila volontari che mi hanno aiutato” e i “150 pastori”. Un dato fondamentale per capire le ragioni della sua vittoria e la sconfitta di Trump.

Il magnate ha perso proprio a causa della scelta di affidarsi troppo ai media nazionali, senza radicamento sul territorio. Per vincere in Iowa è fondamentale accaparrarsi il voto dell’elettorato conservatore delle aree rurali, cosa che Cruz ha saputo fare con una capillare organizzzazione sul territorio, bastaa appunto sui volontari e sul supporto degli evangelici e dei fondamentalisti protestanti. Trump ha finto di accettare con soprtività la sconfitta inaspettata: “Quando annunciai la mia candidatura il 16 giugno 2015 mi dissero che nell’Iowa non dovevo neppure presentarmi perché non sarei arrivato neanche tra i primi dieci. Sono onorato di essere arrivato secondo, congratulazioni a Ted Cruz, e ci rivediamo la settimana prossima nel New Hampshire”. Terzo classificato, anch’esso un po’ a sorpresa, il moderato Marco Rubio, ultima speranza dell’estabilishment repubblicano, dopo la debacle dell’esponente della dinastia Bush, quel Jeb ormai nei fatti fuori dai giochi.

Bernie Sanders - candidato democratico
Bernie Sanders – candidato democratico

Tra i democratici la sorpresa è invece la mancata affermazione di Hillary Clinton. La super favorita della vigilia avrebbe dovuto asfaltare il rivale Bernie Sanders, che invece ha raccolto un numero di voti quasi identico a quello della Clinton: 49,6 %, contro il 49,9% di Hillary. Anche qui a vincere non è certo la moderazione, visto che Sanders è uno che ha l’ardire di definirsi apertamente “socialista”, cosa che in America suona un po’ come definirsi stalinisti in Italia. Dunque la sfida delle primarie democratiche si sposta a “sinistra”, con la Clinton che nel tentativo di recuperare consensi al suo sfidante lo insegue sul terreno dell’aumento delle tasse ai ricchi e limiti sulle speculazioni a Wall Street. Da parte sua Sanders basa il suo successo su un approccio quasi “grillino”, ovvero puntando tantissimo sulla denuncia della corruzione alla base del sistema americano, dei cospicui fondi di lobby e società che affluiscono nelle tasche dei candidati maggiori, proprio come Hillary Clinton. Una strategia che si sta rivelando vincente quella del candidato “socialista”, che è passato da un distacco di quasi 40 punti percentuali nei sondaggi di qualche mese fa a contendere la vittoria alla Clinton.

Davide Di Stefano

 

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Commenti

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5 Commenti

    • Va bhè loro sono solo più servi e più tranquilli che portano i presidenti nella fantomatica democrazia delle lobby e delle banche
      Aipac

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