Tel Aviv, 10 giu – Stanno facendo molto discutere i dati pubblicati sulla rivista Scientific Reports. Dalla ricerca del Massachusset Institute of Technology è emersa una corrispondenza fra la somministrazione dei vaccini anti Covid-19 e l’aumento del 25% delle chiamate per problemi cardiovascolari. Molti dei soggetti che hanno riscontrato problemi sono giovani e adulti fra i 16 e i 39 anni. Le chiamate sono arrivate alle strutture di pronto soccorso in Israele tra il gennaio e il maggio del 2021. Il preoccupante dato è stato pubblicato sulla rivista Scientific Reports da Christopher Sun e Retsef Levi del Massachusetts Institute of Technology e da Eli Jafe del Servizio di medicina di emergenza di Israele a Tel Aviv. Secondo il virologo italiano Francesco Broccolo, dell’Università di Milano Bicocca, la novità di questo studio è nel fatto che “si basa su dati del mondo reale, non estrapolati dai trial”.

Tre i periodi esaminati dal 2019 al 2021

La ricerca sui vaccini in Israele compiuta dagli istituti si è basata sulle chiamate arrivate alle strutture di pronto soccorso di Israele. Diversi casi di arresto cardiaco e sindrome coronarica acuta si erano registrati settimanalmente e le relative diagnosi sono state poi verificate. Tre i periodi esaminati nella ricerca: il primo, precedente alla pandemia di Covid-19, comprende il 2019 fino a febbraio 2020. Il secondo corrisponde al periodo della pandemia nel quale ancora non erano disponibili i vaccini, da marzo a dicembre 2020. L’ultimo va invece da gennaio a maggio 2021, quando in Israele erano state somministrate le prime e le seconde dosi dei vaccini anti Covid-19 a Rna messaggero.

Il problema dei vaccini in Israele

Dalla ricerca è emerso che, nel terzo periodo, le chiamate al pronto soccorso sono aumentate del 25% rispetto ai due periodi precedenti. Furono quasi tutte chiamate da parte di persone di età compresa fra 16 e 39 anni per problemi cardiovascolari. Secondo gli autori della ricerca, dev’essere assolutamente d’obbligo vigilare sulla situazione dei vaccini in Israele. Si dovrebbero principalmente considerare le chiamate alle strutture di pronto soccorso, unitamente ad altri allarmanti dati sanitari, indagando sulle possibili cause.

Il virologo Francesco Broccolo insiste poi nel precisare che “i dati riportati in questa ricerca sono in accordo con quanto finora si è osservato in Germania e in Scozia, come rilevano gli autori del lavoro. È un risultato che dovrebbe sollevare l’attenzione da parte dei medici e dei soggetti vaccinati sui segni clinici riportati nella popolazione della fascia d’età compresa fra 16 e 39 anni”, conclude l’esperto di Milano Bicocca.

Lo Stato di Israele è stato tra i primi a somministrare le dosi di vaccino alla popolazione. Da quel periodo sono stati tantissimi i casi registrati di problematiche legate alla salute cardiovascolare dei vaccinati. Nonostante il muro di gomma sanitario, in Italia la situazione non sembra però essere molto diversa. Troppi sono infatti gli episodi legati ai vaccini che coinvolgono giovani, soprattutto sportivi, che da settembre 2021 hanno riscontrato gravi problemi di salute. In attesa che il governo italiano faccia luce su questa grave situazione, magari informando i suoi sudditi, di certo la fiducia nel vaccino e nelle istituzioni nazionali è sempre più incerta.

Andrea Bonazza

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1 commento

  1. No, No, NOOO.
    Il 25% è ancora poco.
    Qui ci vuole la quarta dose.
    E poi, perché limitarci alla fascia tra i 16 e i 39.

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