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Roma, 24 gen – Il Venezuela è nel caos, di nuovo e forse mai come prima. Mentre il leader dell’opposizione Juan Guaidò si è autoproclamato presidente ad interim incassando il sostegno degli Stati Uniti, a cui poi si sono accodati Canada e diversi stati sudamericani (tra cui Brasile e Colombia), Maduro chiama il popolo alla mobilitazione e ottiene l’appoggio di Russia, Cina, Messico, Bolivia e Turchia. L’Unione Europea al contrario non si sbilancia, lanciando un generico “appello alle autorità venezuelane” perché rispettino i “diritti civili, la libertà e la sicurezza” del capo del Congresso Juan Guaidò. Senza però spingersi fino a seguire gli Usa riconoscendolo quale nuovo presidente ad interim. “Il popolo venezuelano ha il diritto di protestare pacificamente, di scegliere liberamente i propri leader e di decidere del proprio futuro”, si legge nell’appello dell’Ue.



Va oltre soltanto la Francia, con Macron che ha elogiato via Twitter “il coraggio di centinaia di migliaia di venezuelani in marcia per la libertà” contro “l’illegitima elezione” del presidente Nicolas Maduro. Parole che non hanno però portato, almeno fino a questo momento, al riconoscimento di Guaidò. Tra reciproche accuse interne, con Guaidò che definisce Maduro un usurpatore e Maduro che lo accusa di colpo di stato con il sostegno degli imperialisti americani, a livello internazionale si sta dunque giocando al tavolo di quella che sembra a tutti gli effetti una nuova guerra fredda tra grandi potenze. Ma da qualunque posizione si voglia analizzare la questione, è chiaro che la partita venezuelana non lascia indifferenti soprattutto Stati Uniti e Russia, che hanno avviato l’ormai consueto braccio di ferro.

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Il ministero degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha detto che “è necessario creare le condizioni per un dialogo nazionale, gli appelli alla violenza devono essere esclusi”. Il capo della diplomazia di Mosca ha però sottolineato “i segnali particolarmente allarmanti” che giungono “da alcune capitali che indicano possibili interferenze armate”, definendo la situazione in Venezuela “una sfacciata violazione degli affari interni di uno Stato sovrano”. Lavrov ha poi bocciato senza mezzi termini il riconoscimento di Juan Guaidò da parte degli Usa, accusando Washington di aver “giocato un ruolo diretto nella crisi”. Sembra quindi alquanto improbabile che in Venezuela la situazione si appiani in breve tempo, c’è anzi il rischio non troppo peregrino di una vera e propria guerra civile.

Eugenio Palazzini

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