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Caracas, 1 feb – “Ci aspettiamo molto dall’Italia e siamo sicuri che sceglierà di stare dalla parte della gente che chiede il cambiamento“. Così l’autoproclamato presidente ad interim del Venezuela Juan Guaidò in un’intervista esclusiva al Tg2.

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“Tutto il nostro rispetto per il dibattito in corso”, prosegue il leader dell’opposizione al presidente Nicolas Maduro, che aggiunge “quella italiana è una comunità ricca in cultura e talento, che ha portato molti investimenti e sviluppo in Venezuela e spero continui a farlo”.

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Ai dubbi sollevati dal sottosegretario agli Esteri, il 5 Stelle Manlio di Stefano, che aveva spiegato come l’Italia non intenda riconoscere Guaidò per evitare che il Paese sprofondi in una guerra civile ha replicato: “In Venezuela oggi non c’è il rischio di una seconda Libia, consiglio al sottosegretario Di Stefano di informarsi. Non c’è questo rischio perché oggi il 90% dei venezuelani vuole il cambiamento“.

Lo stesso vale per i membri di Lega e M5S dell’Europarlamento che “non hanno sostenuto la risoluzione del Parlamento europeo” che ha chiesto all’Ue di riconoscere il presidente ad interim: “Questo denota un po’ di scarsa conoscenza di quello che succede in Venezuela. E’ un fatto importante, spero che gli altri governi la seguano”.

Anche l’Italia? “Anche l’Italia può fare molto per il mio Paese. In Venezuela i giorni si contano in vite: in persone assassinate dal regime, uccise dalla fame o lungo il viaggio a piedi fino in Ecuador”.

Poi Guaidò, che è appoggiato dagli Stati Uniti, parla di “70 giovani assassinati in una settimana dal Faes (le forze speciali di polizia) e 700 persone in carcere, 80 minorenni addirittura bambini”.

Il presidente ad interim infine annuncia di avere l’intenzione di sfidare un divieto posto dal governo organizzando l’arrivo di una grande quantità di aiuti umanitari dall’estero. Secondo quanto spiegato dallo stesso Guaidò, si tratterà soprattutto di medicine che saranno messe a disposizione da nazioni della regione.

Tajani spinge per l’endorsement

La situazione è molto delicata: il Paese è sull’orlo di una guerra civile. Maduro – che dalla sua ha l’esercito – si è detto disposto a un compromesso con l’opposizione – che ha il favore di gran parte della popolazione – , con nuove elezioni legislative, ma ha respinto l’ipotesi di nuove presidenziali.

Intanto, dopo il presidente del governo spagnolo, Pedro Sánchez, anche il premier Giuseppe Conte è intervenuto sulla situazione del Paese sudamericano. “Seguo gli sviluppi in Venezuela – ha scritto su Twitter – ed esprimo forte preoccupazione per i rischi di un’escalation di violenza. Siamo vicini al popolo venezuelano e al fianco della collettività italiana nel Paese. Auspico un percorso democratico che rispetti libertà di espressione e volontà popolare”.

Dal canto suo, il presidente del Parlamento Ue, Antonio Tajani (Forza Italia), torna alla carica chiedendo un endorsement per Guaidò: “Anche i partiti italiani, come i governi, dovrebbero mettere da parte gli interessi di campagna elettorale e schierarsi compatti per garantire al popolo venezuelano di decidere il suo destino in libere elezioni, al più presto“.

In un’intervista al Corriere della Sera, Tajani ha ribadito che “la priorità è ripristinare la democrazia e condizioni di vita accettabili in Venezuela”.

Dopo il voto dell’assemblea per il riconoscimento di Guaidò come unico legittimo presidente ad interim del Paese, su cui si sono astenuti gli eurodeputati di Lega e M5S, Tajani ha sottolineato che “a Maduro va dato un ultimatum” per convocare elezioni presidenziali. “L’Europarlamento”, ha aggiunto, “punta a un percorso pacifico e a evitare la guerra civile, che rischia di scatenarsi se milioni di venezuelani restano senza cibo e medicine, con i diritti fondamentali violati”.

Adolfo Spezzaferro

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4 Commenti

  1. Per carità sui compagni Maduro, Chavez, Ortega, ecc., c’è poco da dire, ma quelli come Tajani che ne fanno una questione di democrazia, non sono sempre coloro che hanno assecondato il golpe di Maidan in Ucraina?

  2. Il Venezuela è il nuovo terreno di scontro geopolitico internazionale. Per ora, tuttavia, possiamo dormire in pace. Gesù disse: “E quando udrete parlar di guerre e di sommosse [disordini], non siate spaventati; perché bisogna che queste cose avvengano prima; ma la fine (τελος – in questo contesto: compimento, adempimento) non verrà subito dopo.” (Luca 21:9, Riveduta 1927)

    La guerra nucleare globale, (sarà un vero segno di completamento dell’epoca), inizierà con un conflitto etnico: “Poiché si leverà nazione contro nazione”, come nel 2008 in Georgia. (Matteo 24:7)

    Nel libro di Apocalisse leggiamo: “E uscì un altro cavallo, color fuoco; e a colui che vi sedeva sopra fu concesso di togliere la pace dalla terra affinché si scannassero gli uni gli altri; e gli fu data una grande spada.” (6:4-6) Gesù avverte anche: “Cose terrificanti [φοβητρα] anche [τε] e [και] fenomeni insoliti [σημεια] dal [απ] cielo [ουρανου] potenti [μεγαλα] saranno [εσται].” (Luca 21:11) Alcuni antichi manoscritti contengono le parole “e gelate” [και χειμωνες], e in Marco 13:8 “e disordini” [και ταραχαι]. Ci saranno anche significativi tremori, carestie ed epidemie in lungo e in largo le regioni. Gesù ha presentato qui un quadro completo delle conseguenze della guerra nucleare globale.

    Gesù ha anche sottolineato: Tutto questo sarà “l’inizio delle doglie del parto”. (Matteo 24:7, 8)

  3. La soluzione viste le calde raccomandazioni, sta nel fare l’esatto contrario oppure fare una scelta di “astensione” su politiche estere dove qualcuno spinge per uno schieramento di gruppo…

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