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Beirut, 11 mag – Si chiama “Operazione Leonte”, dal nome del più grande fiume del Libano che delimita l’area in cui il contingente italiano opera secondo le disposizioni della risoluzione n.° 1701 delle Nazioni Unite, ed è una missione militare che il nostro esercito porta avanti dal 2006 senza clamori e soprattutto in modo impeccabile a seguito del conflitto israelo-libanese. E’ sostanzialmente un’attività di interposizione quella svolta dai nostri militari, per evitare un’escalation lungo il confine che proprio oggi, con Israele che sta bombardando la Siria a ripetizione, rischia seriamente di verificarsi.
I soldati italiani in Libano hanno però una lunga storia e di conseguenza un’esperienza acquisita sul campo, che affonda le radici nella prima metà degli anni ottanta. Tutto ebbe inizio con l’Operazione Libano 1, che cominciò il 21 agosto 1982. Il contingente italiano svolse al meglio il suo compito: quello di garantire la sicurezza fisica dei palestinesi che lasciavano Beirut e degli altri abitanti della città, favorendo il ristabilimento della sovranità e dell’autorità del governo libanese nel settore meridionale di Beirut, smilitarizzando l’area a cavallo della “Linea Verde” e interponendosi fra le forze israeliane e palestinesi. I militari italiani riuscirono a portare in salvo le forze palestinesi oltre il confine siriano.
Appena due giorni dopo il ritiro del nostro contingente, la situazione precipitò di nuovo e il 16 settembre del 1982 si verificò il massacro nei campi profughi palestinesi di Sabra e Chatila, un vero e proprio eccidio compiuto dalle Falangi libanesi e dall’Esercito del Libano del sud con la vergognosa complicità dell’esercito israeliano: il bilancio fu di circa 3 mila civili uccisi, in particolare palestinesi e sciiti libanesi. L’Operazione Libano 2 ebbe inizio allora, un intervento internazionale che vide ancora una volta protagonisti i nostri militari.
Oggi i 1100 caschi blu italiani presenti in Libano si trovano di fatto tra due fuochi ed è evidente che la rottura degli accordi sul nucleare iraniano decisa unilateralmente da Trump e i continui attacchi da parte di Tel Aviv in Siria, non sono affatto rassicuranti. “Stiamo continuando a lavorare con le Forze armate libanesi come prima nel quadro del mandato della missione, monitorando la cessazione delle ostilità”, ha dichiarato il portavoce della missione Unifil in Libano Andrea Talenti ad Agenzia Nova. “La sicurezza della missione è rimasta come nei giorni precedenti”, con un “alto livello di monitoraggio del territorio” e “lavoriamo per prevenire una situazione peggiore che possa scatenare un conflitto”, ha specificato Talenti.
Adesso però la diplomazia italiana e il governo dovranno al più presto intervenire per fornire massimo supporto ai nostri militari, che possono essere un’efficace carta da giocarsi per evitare l’ennesimo conflitto scatenato da chi ha un unico, storico, obiettivo: destabilizzare il Medio Oriente.
Eugenio Palazzini

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1 commento

  1. Adesso però la diplomazia italiana e il governo dovranno al più presto intervenire per fornire massimo supporto ai nostri militari, che possono essere un’efficace carta da giocarsi per evitare l’ennesimo conflitto scatenato da chi ha un unico, storico, obiettivo: destabilizzare il Medio Oriente…..
    CHI ha l’obbiettivo di destabilizzare il medio oriente? CHI sta provocando un nuovo conflitto da dove, poi, se ne tirerà fuori e lo farà combattere ad altri? CHI?
    Ritirare il nostro esercito che fare i favori agli altri ci costa un occhio… E tante vite.

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