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Stepanakert, 27 set – Stamattina all’alba le forze armate dell’Azerbaijan hanno sferrato un attacco militare contro i territori della regione separatista di Nagorno-Karabakh, bombardando la capitale Stepanakert. Il Ministero della Difesa azero afferma di aver “lanciato una controffensiva completa per porre fine alle attività militari delle forze armate dell’Armenia”. La regione separatista è infatti sostenuta dall’Armenia, il cui Ministro della Difesa ha replicato pubblicando un video in cui viene ripresa la distruzione di obiettivi azeri. Il governo armeno ha inoltre chiamato la mobilitazione generale e cominciato a muovere le sue unità verso il fronte di combattimento.

Introdotta la legge marziale in Nagorno-Karabak

Il presidente di Nagorno-Karabak, Arayik Harutyunyan, ha proclamato la legge marziale e parla di “una guerra per la vita e la morte che combatteremo fino alla fine. È una guerra nazionale che ci darà una vittoria nazionale”. Si registrano intanto svariate vittime civili e la popolazione locale è costretta a cercare riparo in rifugi e scantinati.

La regione di Nagorno-Karabakh, nota anche come Repubblica dell’Artsakh, è storicamente legata all’Armenia e quasi totalmente abitata da armeni. Nel 1994 riesce a conquistare la propria indipendenza al termine di un conflitto contro l’Azerbaijan durato due anni. Seppur internazionalmente non riconosciuta da nessuno, ospita rappresentanze diplomatiche in Stati Uniti, Germania, Russia, Francia, Iran e Australia. Nell’aprile 2016 il conflitto si riaccende a causa di un improvviso attacco azero ma termina solo pochi giorni più tardi, da qui la denominazione di “Guerra dei Quattro Giorni”.

Quali le reali motivazioni?

Molti analisti politici internazionali ritengono che la reale motivazione dell’attacco azero sia stata l’esigenza interna di coprire lo scandalo ‘Panama Papers’ che aveva coinvolto pesantemente la famiglia del presidente Ilham Aliyev. Dopo alcuni anni di relativa tranquillità a luglio di quest’anno si verificano violenti scontri a fuoco tra i due paesi che vedono la morte di decine di soldati da entrambe le parti. Fino ad arrivare all’escalation di oggi.

Due alleati potenti

Al di là degli opposti nazionalismi e delle rivendicazioni localistiche, questo conflitto desta interesse dal punto di vista geopolitico per gli stretti legami dell’Azerbaijan con la Turchia e dell’Armenia con la Russia. La Turchia ha forti legami culturali con l’Azerbaijan, nazione anch’essa a maggioranza islamica, oltre a condividere l’ostilità nei confronti degli armeni. Ankara infatti non ha mai voluto riconoscere il genocidio armeno perpetrate dall’Impero Ottomano tra il 1915 e il 1916. L’Armenia invece fa parte del Csto, l’alleanza militare tra paesi ex-sovietici guidata dalla Federazione Russa, che ha due basi militari nelle città armene di Gyumri e Erebuni. La Russia ha sempre cercato di porsi come paciere tra i due contendenti per garantire stabilità nell’area.

Così, mentre il presidente turco Erdogan si scaglia contro l’Armenia accusandola di “essere la più grande minaccia alla pace e alla tranquillità nella regione” e sottolineando che “la nazione turca sostiene i suoi fratelli azeri con tutti i suoi mezzi, come sempre”, al contrario il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov preferisce la via del dialogo, invitando ad un immediato cessate il fuoco e telefonando al suo omologo turco Mevlüt Çavuşoğlu. A complicare la situazione c’è anche l’afflusso in Azerbaijan, cominciato già da alcuni giorni, di miliziani jihadisti al servizio della Turchia in Siria e Libia.

In un momento dove le relazioni tra Ankara e Mosca sono sempre più deteriorate, questo conflitto potrebbe generare un terremoto negli equilibri regionali caucasici.

Il video pubblicato dal ministero della Difesa armeno  in cui è ripresa la distruzione di obbiettivi azeri

Formazione di combattenti che si dirigono verso il lato azero del fronte

Si sentono frasi in arabo, molto probabilmente si tratta di guerriglieri jihadisti fatti affluire dalla Siria via Turchia

Lorenzo Berti

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