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Roma, 30 giu – La stampa e i telegiornali italiani hanno descritto le proteste contro il razzismo negli Stati Uniti, in seguito all’uccisione di George Floyd, come spontanee e pacifiche manifestazioni. In un precedente articolo, sono stati palesati i mandanti di questa prima Rivoluzione Colorata americana, ovvero i democratici e i loro alleati storici, che hanno erogato sostanziosi finanziamenti a Black Lives Matter e ai gruppi Antifa, donazioni che, come vedremo, hanno sostenuto pure devastazioni, saccheggi e omicidi. Dalle utopie pseudo comuniste e tragicomiche delle occupazioni, fino alle violenze scoppiate nelle principali città americane, questa è la realtà fatta passare sotto traccia dal mainstream media. Criminali comuni, bande violente e anarchici hanno sfruttato la propaganda antirazzista per devastare il Paese, per portare la guerriglia nelle strade e per commettere ogni genere di reato. L’obiettivo ultimo di queste rivolte è “defund the police”, ovvero disinvestire denaro dai bilanci della polizia locale e statale, reinvestendolo in comunità, servizi di salute mentale e programmi di servizio sociale.

Il CHAZ/CHOP di Seattle

È proprio su “defund the police” che è stata istituita l’occupazione CHAZ/CHOP di Seattle dagli antifa e da Black lives matter. La sicurezza interna dei sette isolati occupati è gestita da gruppi armati, non addestrati e improvvisati, che hanno eretto barricate lungo i confini della “zona autonoma”. La favoletta libertario-anarchico è durata dal tramonto all’alba, trasformandosi in un film dell’orrore: stupri, incendi dolosi, danni alle proprietà private, continue liti interne per primeggiare nella gerarchia che gli stessi occupanti vorrebbero abbattere, furti dei senzatetto ospitati, carenza di generi di prima necessità e delle più elementari norme d’igiene, e soprattutto la cosiddetta “sicurezza interna autogestita” che si è trasformata velocemente in giustiziere efferato.

Per procurarsi più armi, dopo aver subito un furto, un antifa del “Puget Sound John Brown Gun Club” ha addirittura aperto una raccolta fondi su Gofundme. Il gruppo antifascista e antirazzista si propone di “offrire un supporto su richiesta a coloro che nelle nostre comunità combattono i suprematisti bianchi, altri agenti di oppressione e sfruttamento e l’estrema destra”. Il PSJBGC si occupa altresì di “addestramento, sicurezza e assistenza per le armi non dichiarate”. La raccolta fondi è stata chiusa dalla piattaforma in seguito allo scoppio del caso mediatico.

Morti e feriti al CHAZ/CHOP

Ad oggi, nella zona interdetta alla polizia di Seattle, le sparatorie degli sceriffi antifa hanno già lasciato sul selciato due morti, un ragazzo di 19 anni e un sedicenne nero, e quattro feriti che sono stati portati negli ospedali locali. Addirittura, in molti casi, ai mezzi di emergenza della città di Seattle è stato vietato il permesso di entrata nella “zona autonoma”. Nel video, la sparatoria del 28 giugno: la “sicurezza interna” ha sparato più di 20 colpi (forse per fermate un veicolo), uccidendo un sedicenne nero e ferendo un ragazzino di 14 anni.

Il sindaco di Seattle, dalla “summer of love” allo sgombero

Alla CNN, l’11 giugno scorso, il sindaco di Seattle Jenny Durkan aveva affermato che il CHAZ/CHOP fosse più “una specie di festa di quartiere” che “un’occupazione armata”, sottolineando che l’estate sarebbe stata all’insegna dell’amore. Il sindaco, però, dopo le continue violenze e sparatorie, si è dovuta velocemente rimangiare quanto sostenuto: il 23 giugno, ha deciso che la “zona autonoma” sarebbe stata sgomberata per evitare la completa degenerazione dell’utopia anarchica degli occupanti. Il sindaco ha altresì affermato che non si ricorrerà alla polizia per lo sgombero, però “è l’ora che le persone tornino nelle loro casa, è tempo di ripristinare Cal Anderson e Capitol Hill, in modo che possano tornare ad essere parte vibrante della comunità”.

Francesca Totolo

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