Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 13 feb – È di febbraio la notizia che Biden ha posto lo stop alla vendita di armi all’Arabia Saudita, almeno per quanto riguarda la devastante guerra civile nello Yemen. Gli Huthi hanno risposto con una sostanziale diffidenza – argomentando che giudicheranno le politiche americane unicamente in base all’evolvere della situazione sul territorio – ma sembra tuttavia che l’evento stia già favorendo la milizia.



I militari della fazione filo–iraniana stanno infatti avanzando verso Marib, l’antichissima capitale del Regno di Saba. Lo stanno facendo lentamente ma inesorabilmente, confrontandosi con un’Arabia Saudita che ha ormai vede poche altre possibilità oltre alla ritirata. Lo Yemen si delinea infatti come uno scenario simile al Vietnam o all’Afghanistan, con miliziani male armati che assestano duri colpi ad un esercito tecnologicamente superiore.

Black Brain

Sangue contro oro

Per giudicare questo tipo di avanzata è necessario tener conto del fattore umano delle due parti contrapposte. Se infatti la coalizione internazionale vanta armamenti tecnologicamente all’avanguardia, è anche vero che vede il largo impiego di mercenari e soldati che difficilmente sarebbero disposti a morire per la loro causa. Quindi, nonostante sia un esercito spesso di specialisti, si rilevano inefficienti in situazioni di stress eccessivo.

Questione differente per gli Ansar Allah, gli “ausiliari di Dio”. Il movimento Huthi è infatti ideologicamente unito e politicamente motivato, fatto che li porta a sacrificare la loro vita più facilmente. La milizia – a grande maggioranza sciita – è poi coadiuvata da consiglieri esperti provenienti dalle fila iraniane, i quali forniscono un importante supporto tattico a quelle gerarchie che poi incanalano abilmente le energie dei loro sottoposti.

Yemen: gli Huthi in una marcia inesorabile?

Negli ultimi giorni – dopo mesi di sostanziale inattività – nello Yemen le forze Huthi sono riuscite ad occupare diversi villaggi tra Marib e Sirwah. Un territorio limitato ma dall’ampia portata strategica, in quanto comprendente anche il monte Kufil. Quest’ultimo spianerebbe infatti la strada alle operazioni nell’immediato futuro, tra cui quelle necessarie per raggiungere l’antica città di Marib, prontamente rinforzata dalla coalizione a guida saudita.

L’alta pressione esercitata dalle milizie filo-iraniane si concretizza però in un’avanzata relativamente lenta, che ci mostrerebbe come queste siano intenzionate a prendersi il tempo necessario per rinforzare la propria posizione, prima di esporsi nuovamente. Da parte loro invece, le forze della coalizione starebbero dimostrando una sempre minore decisione a mantenere la posizione, concedendo un margine relativamente alto di avanzata al nemico.

Prospettive per il futuro

Gli Huthi riusciranno quindi a sconfiggere la controparte? Sebbene la loro determinazione sia alle stelle, è per loro difficile sopperire a perdite elevate, e possono in ogni caso contare su una tecnologia militare retrograda. Discorso opposto per la coalizione, che nonostante tutto contiene l’offensiva e si limita ad assoldare mercenari da tutto il mondo, questo mentre il sopporto dell’aeronautica e dell’artiglieria fa il resto.

Potrebbe quindi essere impossibile una vittoria in campo aperto, da entrambe le parti. Discorso diverso per quella guerra di logoramento che negli anni vede una monarchia saudita perdere sempre più mezzi e interesse. Che sia quindi questa offensiva una mossa più politica che strategica? Questo lo sapremo solo col tempo, fatto sta che ci suggerisce quantomeno quanto il loro morale sia effettivamente alle stelle.

Giacomo Morini

Pivert casual italian brand

La tua mail per essere sempre aggiornato

Commenta