Roma, 16 ott – Il governo giallorosso è ormai in carica da 40 giorni. Facciamo quindi un primo bilancio riguardante la questione immigrazione. Come si era palesato già da tempo, il pre-accordo europeo raggiunto durante il vertice di Malta del 23 settembre, per il ricollocamento degli immigrati sbarcati in Italia e a Malta, si è rivelato una truffa: nessuna rotazione dei porti di sbarco e nessuna concreta solidarietà europea. La promessa annunciata dal ministro Luciana Lamorgese, “l’Italia non sarà più sola”, è stata ampiamente disattesa.


Al Consiglio dei ministri degli Interni a Lussemburgo dell’8 ottobre, dei 28 Paesi dell’Unione Europea, solo tre si sono detti favorevoli al meccanismo di redistribuzione (Irlanda, Portogallo e Lussemburgo), mentre il ministro tedesco Horst Seehofer ha posto la riserva: “Naturalmente dobbiamo proteggerci, per prevenire il pull factor, il fattore di attrazione. Abbiamo detto che, se questa soluzione dovesse essere abusata e le centinaia di immigrati salvati in mare dovessero diventare migliaia, allora potrei annunciare tempestivamente lo stop al meccanismo di emergenza”.

Rimpatri, l’elenco incompleto di Di Maio

Peraltro, la redistribuzione europea riguarderebbe solamente il 10 per cento degli immigrati sbarcati ad oggi in Italia, ovvero quelli traghettati dalle Ong o salvati dalle navi militari italiane. Nessun ricollocamento degli immigrati nel caso degli sbarchi considerati “autonomi”. Sulla questione rimpatri, è invece intervenuto il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che ha pubblicato una lista dei Paesi ritenuti sicuri: agli immigrati provenienti da Algeria, Marocco, Tunisia, Albania, Bosnia, Capo Verde, Ghana, Kosovo, Montenegro, Macedonia del nord, Senegal, Ucraina e Serbia, spetterà la prova in merito ad un vero pericolo in caso di rimpatrio per poter procedere alla richiesta di asilo.

Purtroppo, Di Maio nell’elenco non ha inserito diversi Stati, certamente non afflitti da guerre e destabilizzazioni, da cui sono giunti migliaia di immigrati, come Nigeria, Pakistan, Bangladesh, Gambia e Costa d’Avorio.

La Lamorgese vuole il “confronto” con le Ong

Come riferisce Gianandrea Gaiani, ex consigliere per la sicurezza in Viminale: “Meglio ricordare che da quasi un anno si attendeva dalla Farnesina (responsabile per i rimpatri) la lista dei ‘Paesi sicuri’, sulla quale il ministero guidato da Enzo Moavero ha dato l’impressione di fare a lungo ‘melina”. Dal canto loro, le Ong sembrano tenere un profilo basso, caratterizzato da un atteggiamento molto più benevolo nei confronti del governo giallofucsia rispetto alla guerra dichiarata al precedente. Presumibilmente le dichiarazioni del ministro Lamorgese riguardo ad una possibile apertura alle organizzazioni non governative hanno sortito da tranquillante : “Vorrei avviare un confronto con le Ong impegnate in operazioni di soccorso in mare, partendo dal codice di condotta già sottoscritto al Viminale” .

La Lamorgese vorrebbe un confronto anche con la tedesca Sea Watch che, con al timone Carola Rackete, ha intenzionalmente speronato una motovedetta della Guardia di Finanza, o con Mediterranea e Proactiva Open Arms che vantano diversi membri indagati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina?

Una novità in arrivo dal fronte umanitario: la chiesa evangelica tedesca sta cercando una nave con cui poter salvare migranti nel Mediterraneo, come riferito dal vescovo Heinrich Bedford-Strohm. La scelta potrebbe ricadere sulla Poseidon, una nave di 60 metri di lunghezza ora messa in vendita dal precedente proprietario.

Al momento sono attive nel Mediterraneo la nave Ocean Viking di SOS Mediterranee e Medici senza frontiere, diretta a Taranto per lo sbarco di 176 migranti autorizzato dal Viminale, la Open Arms di Proactiva Open Arms, ormeggiata a Palermo ospite del sindaco Leoluca Orlando, e la Alan Kurdi di Sea-Eye, rimasta a secco di donazioni attraccata in Spagna. Rimangono sequestrate nei porti italiani la Mare Jonio dell’organizzazione dei centri sociali e della sinistra italiana, Mediterranea, e la Sea Watch.

Da 22 immigrati al giorno ai 75 del governo giallofucsia

Chiudiamo con qualche dato. Dal gennaio 2019 al 5 settembre, giorno in cui Matteo Salvini ha lasciato il Viminale alla Lamorgese, sono sbarcati in Italia 5.624 migranti, mentre dal 6 settembre al 16 ottobre 3.075 migranti. In soli 41 giorni, gli sbarchi sono stati più della metà rispetto a quelli avvenuti negli otto mesi precedenti. Durante il governo gialloverde, in media sono arrivati sulle nostre coste 22,7 immigrati al giorno, invece durante il governo giallorosso la media è stata di 75 immigrati al giorno. In altre parole, gli sbarchi al giorno si sono più che triplicati, nonostante il peggioramento delle condizioni meteorologiche e la presenza di una sola Ong davanti alla Libia.

Una considerazione finale: in seguito al tragico naufragio avvenuto a poche miglia da Lampedusa del 7 ottobre scorso, non c’è stata la solita passerella sull’isola di politici e istituzioni, in visita ai poveri resti delle tredici vittime. Sembrerebbe che, senza più Salvini da incolpare per i morti in mare, la sinistra sia diventata decisamente meno umanitaria.

Francesca Totolo

2 Commenti

  1. L’ unico confronto SERIO, (che un ministro dell’ interno SERIO! n.d.r.), possa avere con le cosiddette ” oenneggi’ ” , sarebbe puntare sulle loro sudicie bagnarole dei cannoni GENERAL ELECTRIC ” GAU 8 A AVENGER ” Cal. 30 mm. , ed alla minima infrazione, aprire il fuoco a volontà. Per quanto riguarda i cosiddetti “sbarchi fantasma” , quale migliore occasione per l’ addestramento al fuoco su bersagli viventi e palesemente nemici, in quanto INVASORI, dei REPARTI SPECIALI?… E anche, se vogliamo, di TUTTI i soldati appartenenti a reparti “non” speciali…..

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