Bolzano, 16 ott – La Suedtiroler Volkspartei fa marcia in dietro dopo la bufera sorta in seguito all’approvazione, da parte del Consiglio provinciale di Bolzano, della legge che abrogava i termini ‘Alto Adige’ e ‘altoatesino’ in riferimento all’Ufficio di rappresentanza che opera a Bruxelles. Visto il terremoto – da un capo all’altro dell’arco costituzionale – provocato dalla deliberazione che prevedeva la sostituzione del toponimo italiano con un generico “provincia di Bolzano”, il governatore Svp Arno Kompatscher e soci si sono affrettati a fare dietrofront – specialmente dopo la minaccia ventilata dal ministro per gli Affari regionali e le autonomie Francesco Boccia, che aveva promesso l’impugnazione della legge.   

Sopruso vergognoso

Il disegno, proposto dai secessionisti della Suedtiroler Freiheit, era stato appoggiato dalla Svp e prevedeva la modifica solo dei vocaboli in lingua italiana, quindi ‘Suedtirol’ restava invariato. Un sopruso vergognoso, volto chiaramente alla cancellazione dell’identità italiana in quella zona, che ha visto la strenua opposizione delle forse politiche di governo e opposizione. “Da questa discussione è emersa una maggiore consapevolezza del fatto che non si dovrebbe violare la sensibilità delle persone – ha detto Kompatscher -. I termini nella versione italiana e tedesca della legge europea sono diversi ma la legge in sé non viola la Costituzione italiana. Anticostituzionale potrebbe essere l’incoerenza tra i diversi termini utilizzati nelle due versioni”. Curioso come il governatore altoatesino chiami “sensibilità” il bisogno e la volontà della comunità italiana di non farsi spazzare via dalla velleità degli separatisti di Sfh, che hanno votato la legge a braccetto con la Svp.

Scrivevano ieri i parlamentari di Forza Italia Michaela Biancofiore e Maurizio Gasparri: “Abbiamo presentato alla Camera e al Senato due mozioni per impegnare il governo a impugnare il provvedimento approvato dalla Provincia di Bolzano, che di fatto cancella la dizione ‘Alto Adige’ e ‘altoatesino’ nell’espressione italiana della legislazione bilingue italiano-tedesco e per contrastare qualsiasi altra iniziativa di questo genere”. Gli faceva eco Antonio Tajani, vicepresidente di Forza Italia e presidente della commissione Affari Costituzionali del Parlamento Europeo: “Non è il Consiglio provinciale di Bolzano che decide come si deve chiamare una regione italiana. La traduzione è chiara: Suedtirol in tedesco, Alto Adige in italiano. Se si scrive in tedesco Suedtirol, bisogna scrivere Alto Adige in italiano: non c’è da discutere su questo”, spiegava da Bruxelles. “Se un giudice decide che si debba chiamare Provincia autonoma di Bolzano, in italiano, in tedesco si chiama Provincia autonoma di Bolzano in tedesco. Se in tedesco si aggiunge Suedtirol, bisogna aggiungere Alto Adige in italiano”, e conclude, spiegando come in realtà i sudtirolesi si stessero per tirare la zappa sui piedi: “Siccome il testo, i titoli devono essere in italiano e in tedesco, se si leva Alto Adige in italiano, allora si leva anche Suedtirol. Quindi mi pare che la proposta di questi estremisti, alla fine, vada a fare un danno anche a chi vuole difendere il tedesco”.

Cristina Gauri

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