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Roma, 1 dic – Per meglio comprendere l’incremento degli sbarchi di immigrati iniziato nel settembre 2019 con l’insediamento di Luciana Lamorgese al Viminale, bisogna comparare i dati partendo dall’agosto del 2017, ovvero il mese dell’effettiva entrata in vigore dell’accordo Italia-Libia, quando la Guardia Costiera libica ha iniziato ad intercettare i barconi nella propria zona SAR (ricerca e salvataggio) e a riportare gli immigrati nei porti libici.



Le nazioni di provenienze degli immigrati

Nonostante l’emergenza coronavirus e la connessa crisi economica, gli sbarchi di immigrati sono aumentati del 258 per cento nei 15 mesi della Lamorgese al Viminale (15.075) rispetto ai 15 mesi di Matteo Salvini (38.878). Gli sbarchi medi mensili, dal settembre 2019 al novembre 2020, si attestano a 2.592, mentre gli sbarchi medi mensili dal giugno 2018 all’agosto 2019 erano 1.005. Al momento, in Italia ci sono 80.906 di immigrati nelle strutture di accoglienza e più di 650mila irregolari liberi di circolare nel territorio nazionale. Il 38 per cento degli immigrati sbarcati nel 2020 proviene dalla Tunisia e il 13 per cento dal Bangladesh, Paesi democratici dove non è presente alcuna guerra, come in Algeria, Pakistan, Egitto e Marocco, che contano il 15 per cento degli immigrati sbarcati. Dalla Libia, Nazione in guerra e destabilizzato dal 2011, sono arrivati 330 immigrati, nonostante la larga presenza di trafficanti sulle coste.

La Guardia Costiera libica ha salvato e riportato in Libia 11.765 immigrati diretti in Italia, dall’inizio del 2020 al 23 novembre. Di questi, l’87 per cento sono uomini, il 7 per cento donne e il 6 per cento minorenni, mentre sono 726 gli immigrati morti/dispersi. Dal 2017 al settembre del 2020, l’Italia ha evacuato dalla Libia 808 immigrati con i corridoi umanitari organizzati dall’Unhcr, unico Paese europeo ad aver aperto questo tipo di accordo con l’agenzia delle Nazioni Unite.

Non solo l’incremento degli sbarchi di immigrati sulle coste italiane e corridoi umanitari dalla Libia: il Viminale della Lamorgese ha autorizzato anche il primo corridoio umanitario, post prima ondata di coronavirus, dal campo profughi di Moria dell’isola greca di Lesbo, evacuazione fortemente richiesta dall’Elemosineria Apostolica di Papa Bergoglio e dalla Comunità di Sant’Egidio. Il 16 luglio, dieci immigrati sono atterrati all’aeroporto di Fiumicino, mentre il 22 settembre è stato firmato un accordo tra Sant’Egidio e il capo dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione Michele di Bari, per l’arrivo di altri 300 richiedenti asilo da Lesbo.

Immigrati e mancati ricollocamenti, un altro fallimento per Lamorgese

Dal 5 settembre 2019 al 31 luglio 2020, sono stati ricollocati 622 richiedenti asilo nei Paese Ue, tra questi 395 in Francia, 132 in Germania, 42 in Portogallo e 29 in Irlanda, nonostante la Dichiarazione di Malta del 23 settembre 2019 che, sulla carta, sanciva la responsabilità condivisa in Europa in merito agli immigrati sbarcati in Italia. Su quanto stabilito a Malta, Lamorgese aveva affermato: “Da oggi possiamo dire che l’Italia non è più sola nella gestione dei flussi migratori. Sono molto soddisfatta della disponibilità mostrata dagli altri Stati a seguire una linea finalmente europea. E non era affatto scontato”. Nonostante le esultanze del ministro del primo momento, l’Italia è rimasta con il cerino in mano: dei 20.349 immigrati sbarcati dal settembre 2019 al 31 luglio 2020, solo 622 sono stati ricollocati dai “disponibili” Stati della Ue, ovvero lo 0,3 per cento.

E con i rimpatri degli immigrati espulsi dall’Italia non è andata meglio: degli oltre 650 mila irregolari presenti all’interno del territorio nazionale, sono stati rimpatriate 4.408 persone dal primo agosto 2019 al 31 luglio 2020, con una diminuzione del 35,8 per cento rispetto all’anno precedente.

Il caso Germania e le Ong

Il 19 novembre scorso, il gruppo parlamentare di Alternative für Deutschland (Afd) ha ricevuto la risposta ad un’interrogazione parlamentare presentata al Bundestag, intitolata “Salvataggio civile in mare da parte di organizzazioni con sede in Germania“. Il governo federale tedesco ha risposto affermando che, dei 4.381 immigrati arrivati in Italia a bordo delle navi delle Ong registrate in Germania (Sea Watch, Sea-Eye, SOS Mediterranee Germany, Medici senza Frontiere Germania, Mission Lifeline e Resqship) dal primo agosto 2018 al 30 settembre 2020, sono stati 125 gli immigrati che hanno presentato domanda di asilo in Germania, 115 sono attualmente in Germania e nessun immigrato ha ricevuto lo status di profugo (4 hanno ottenuto altri tipi di protezione internazionale). Il Bundestag, peraltro, nega ogni tipo di erogazione pubblica alle Ong che operano nel Mediterraneo.

Nessun contributo pubblico tedesco, ma non mancano i generosi finanziamenti delle confessioni religiose: la nave “Sea Watch 4” e gli aerei da pattugliamento Moonbird e Seabird della flotta di Sea Watch sono stati finanziati dalla Chiesa evangelica tedesca, tramite la coalizione United4Rescue, come è stata finanziata la nuova nave “Sea Eye 4” di Sea-Eye, in allestimento presso un cantiere navale tedesco.

Mentre il Parlamento tedesco nega ogni contributo economico destinato alle Ong attive nel Mediterraneo, le istituzioni francesi finanziano SOS Mediterranee con un importo pari a 655mila euro nel solo 2019. I fondi pubblici francesi destinati alla Ong della nave Ocean Viking provengono dal Dipartimento della Loira Atlantica, dal Municipio di Parigi, dalla Regione dell’Occitania e dal Comune di Miramas. In Germania, invece, SOS Mediterranee è finanziata, come Sea Watch e Sea-Eye, dalla Chiesa evangelica tedesca e dall’Islamic Relief, organizzazione del Qatar con ambigui rapporti con i Fratelli Musulmani.

Via i decreti sicurezza, torna la mangiatoia dell’accoglienza

I Decreti sicurezza di Matteo Salvini hanno, di fatto, sia diminuito gli sbarchi di immigrati in Italia, grazie alle sanzioni imposte alle Ong, sia razionalizzato il sistema di accoglienza con la eliminazione della protezione umanitaria, anomalia solo italiana, che ha garantito il permesso di soggiorno anche agli immigrati economici. Dal primo agosto del 2019 al 31 luglio del 2020, con i Decreti sicurezza di Salvini in vigore, il 79 per cento delle domande dei richiedenti asilo hanno ricevuto il diniego dalle Commissioni territoriali. Nel 2017, ad esempio, i dinieghi sono stati il 58 per cento perché ben il 25 per cento dei richiedenti asilo hanno potuto beneficiare della protezione umanitaria. Purtroppo, con un ministero degli Esteri non collaborativo durante il primo governo Conte, non si sono stretti accordi con i Paesi di origine degli immigrati, rendendo impossibili i rimpatri degli irregolari. Quindi, nel 2019, altri 56mila immigrati irregolari, senza considerare quelli che dopo lo sbarco in Italia si sono resi irreperibili, si sono aggiunti agli oltre 600mila già presenti sul territorio.

Con l’abolizione dei Decreti sicurezza di Salvini, voluta dalla maggioranza formata dal Partito Democratico e dal Movimento 5 Stelle, tornerà la mangiatoia dell’accoglienza a causa dell’aumento delle domande dei richiedenti asilo che avranno esito positivo grazie alla reintroduzione della protezione umanitaria, che verrà concessa automaticamente anche quando un immigrato si dichiarerà omosessuale. Ora, con la notizia già rimbalzata in molti Paesi di origine e di transito, tra questi la Tunisia, i potenziali immigrati economici saranno ancora più attirati a bordo dei barconi dei trafficanti che faranno rotta verso le coste italiane. Con l’aggravante dei porti aperti, questo genererà un’invasione ancora più numerosa rispetto all’attuale, grazie al pull factor pianificato dalla maggioranza giallofucsia, e al pull factor generato dalle Ong che torneranno libere di traghettare migliaia di immigrati in Italia.

L’Unione Europea ammette il fallimento

“Ad oggi 335 richiedenti sono stati trasferiti dall’Italia in altri Stati membri, compresi 302 provenienti da sbarchi che hanno avuto luogo nel 2019, e 33 da sbarchi che hanno avuto luogo nel 2020“, ha dichiarato Ylva Johansson, commissario agli Affari interni della Commissione di Ursula von der Leyen, rispondendo all’interrogazione prioritaria depositata dalla eurodeputata Silvia Sardone del settembre scorso, quando gli sbarchi di immigrati del 2020 superavano già quota 23mila. La Johansson ha aggiunto: “La Commissione continuerà a fare tutto il possibile per fornire sostegno finanziario e operativo agli Stati membri maggiormente colpiti dagli arrivi dei migranti, per garantire procedure di asilo e di migrazione giuste ed efficaci anche in queste circostanze senza precedenti. Inoltre, la Commissione incoraggia continuamente tutti gli Stati membri a dar prova di solidarietà nei confronti degli Stati membri di sbarco. Il patto sulla migrazione e l’asilo di prossima adozione affronterà le specificità degli arrivi successivi alle operazioni d ricerca e soccorso”.

Da anni si pontificata sull’aumento del sostegno finanziario della Ue destinato all’Italia per far fronte alla continua emergenza immigrazione: ai contribuenti italiani, dal 2014 al 2020, l’accoglienza degli immigrati è costata circa 25 miliardi di euro (costi diretti), mentre la Commissione europea ha stanziato 653 milioni di euro per il medesimo periodo, assegnati sia nell’ambito del Fondo Asilo dell’Amif (Asylum, Migration and Integration Fund) sia al Fondo sicurezza interna (ISF). Il bilancio europeo 2021-2027, approvato nel luglio scorso, ha stanziato complessivamente per l’immigrazione quasi 23 miliardi di euro, da distribuire ai Paesi maggiormente interessati ai flussi, suddivisi tra fondi per l’accoglienza e fondi destinati alla gestione delle frontiere. Questo budget è un’inezia, considerando che la solo accoglienza è costata agli italiani 5 miliardi all’anno.

Francesca Totolo



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1 commento

  1. Lamorgese non sta fallendo, anzi, sta facendo bene quello che la sinistra immigrazionista gli ha ordinato di fare.

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