Roma, 29 dic – È passato ormai un anno dall’avvio della campagna di vaccinazione contro il Covid-19 in Italia, un anno in cui la comunicazione mediatica e quella governativa sono incappate in una serie di sfondoni e contraddizioni sul vaccino, divenuto l’unico strumento in grado di sconfiggere la pandemia.

“Nessuno ha mai sostenuto che il vaccino…”. A proposito di contraddizioni

A intervenire inaspettatamente alla fine di novembre, è stato il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus che, dopo aver evidenziato la perdita di efficacia dei vaccini nel ridurre le trasmissioni, ha tuonato: “Il vaccino ha dato un falso senso di sicurezza (…) Non lo diremo mai abbastanza chiaramente: anche se sei vaccinato continua a prendere precauzioni per evitare di infettarti e infettare qualcun altro che potrebbe morire”. In questo articolo, visto che ormai è diventato un intercalare la frase “nessuno ha mai sostenuto che il vaccino” con cui si cerca di rimediare alla disinformazione dell’ultimo anno, passeremo in rassegna tutte le bufale e le contraddizioni, partendo da quelle degli esponenti del governo e dei tecnici nominati per rispondere all’emergenza virus.

Mario Draghi: “I vaccinati non sono contagiosi”

Il 22 luglio scorso, il presidente del consiglio Mario Draghi tenne una conferenza stampa per annunciare i provvedimenti decisi dal governo in merito all’emergenza Covid-19. In quella occasione, il premier spiegò la necessità dell’introduzione della certificazione verde. “Il green pass è una misura con cui gli italiani possono continuare a esercitare le proprie attività, a divertirsi, ad andare al ristorante, a partecipare a spettacoli all’aperto, al chiuso, con la garanzia però di ritrovarsi tra persone che non sono contagiose” precisò Draghi. In pratica, il premier annunciò all’Italia intera, in diretta, che i vaccinati non potessero contagiare. All’epoca, tutti i cosiddetti esperti scelsero di tacere, come del resto la stampa mainstream. Poi arrivò l’obbligo del green pass per i lavoratori e il super green pass, e con il passare la verità che era già nota a luglio. Analizzando i bollettini dell’Istituto superiore di sanità del luglio scorso, era già evidente che l’efficacia dei vaccini stesse diminuendo. Infatti, il 12 luglio, Israele annunciò che avrebbe avviato la somministrazione della terza dose ai pazienti immunodepressi. Peraltro, era noto che, durante il festival musicale a Utrecht, in Olanda, svoltosi il 3 e il 4 luglio, si fosse sviluppato un focolaio di circa mille persone. Tutti i partecipanti erano muniti di una sorta di green pass, ottenuto con la vaccinazione o con il tampone negativo. Durante la conferenza stampa di fine anno, svoltasi il 22 dicembre scorso, il giornalista Alberto Ciapparoni è tornato sulla questione, domandando spiegazioni al presidente Draghi: “Nella conferenza stampa del 22 luglio scorso, aveva dichiarato che il green pass da la garanzia di ritrovarsi tra persone non contagiose. Un’affermazione poi smentita dai fatti che già allora in realtà presentava delle criticità perché la Pfizer, in un comunicato dell’8 luglio, aveva annunciato la durata della copertura vaccinale per cinque/sei mesi e lo ripetevano anche le autorità israeliane e inglesi, pronte alla campagna per la terza dose fin da agosto. Non pensa che la narrazione e la comunicazione del governo, incentrate quasi esclusivamente sul green pass e poi sul super green pass sono state superate dai fatti e negate dall’evidenza con la conseguenza di una partenza in ritardo delle terze dosi soprattutto per la fascia over 60?”. La risposta di Draghi è stata una supercazzola: “No, non ritengo questo. Green pass e super green pass hanno fatto stato di quelle che erano le conoscenze a quel momento (a luglio erano già stati pubblicati diversi studi in merito alla possibilità di contagiare dei vaccinati, ndr). Quindi, sulla base di questo, quell’affermazione è giusta (i vaccinati non sono contagiosi, ndr). È chiaro che non si è mai voluto dire che il green pass garantiva l’immunità dopo la sua scadenza o dopo la scadenza dell’azione della seconda dose. Quello che si è scoperto man mano è che l’efficacia delle seconde dosi declina più rapidamente di quanto si pensasse all’inizio e, per certi tipi di vaccino, l’efficacia declina ancora più rapidamente. Io credo che la comunicazione sul green pass e sul super green pass sia stata appropriata. È diventato un po’, forse enfaticamente, uno strumento di libertà”. Con quella comunicazione “appropriata”, il presidente Draghi ha sostenuto che i vaccinati non fossero contagiosi, nonostante gli studi già all’epoca smentissero quella tesi. Tale narrazione quanti comportamenti irresponsabili può aver causato? Quella stessa narrazione è diventata poi materiale per la disinformazione dei media mainstream. Sempre durante la conferenza stampa di fine anno, il premier Draghi ha dichiarato: “Tenete presente che dei decessi tre quarti sono non vaccinati”, ovvero il 75 per cento dei deceduti totali. I bollettini di sorveglianza dell’Istituto superiore di sanità di dicembre evidenziano invece che la percentuale di non vaccinati deceduti è del 42 per cento. Perché diffondere dati così discordanti?

“Nessuno ha mai sostenuto che il vaccinati non potessero trasmettere il virus”, ma nel decreto-legge del 21 settembre 2021, quello relativo all’estensione del green pass a tutti i lavoratori, si legge: “Al fine di prevenire la diffusione dell’infezione da  SARS-CoV-2”.

La “bugia” del sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri

Il 15 settembre scorso, in Senato, un concitato sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri ha dichiarato: “Ho sentito dire che i vaccinati si prendono il virus e lo trasmettono. È una falsità, è una bugia”. Certo non tutti i vaccinati si contagiano e trasmettono il Covid-19, ma allo stesso modo non tutti i non vaccinati “si ammalano, muoiono, oppure fanno morire gli altri”, come affermò Mario Draghi durante la conferenza stampa del 22 luglio scorso. Ai microfoni di Radio Cusano Campus, il 30 settembre, il sottosegretario Sileri ha ribadito la questione: “Il virus trova sempre meno spazio intorno a sé, al di là delle baggianate che vengono dette sul fatto che tutti i vaccinati possono infettare e infettarsi. Questa è una stupidaggine, perché è l’eccezione e non la regola”. L’eccezione era già la regola anche all’epoca. Secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità, più della metà dei nuovi positivi rintracciati in quel periodo erano vaccinati, il 48 per certo con ciclo completo. Sileri smentirà poi sé stesso durante la trasmissione televisiva Dritto e Rovescio del 16 dicembre scorso: “Uno dei concetti sbagliati che è passato è che chi è vaccinato contagia zero”. Il 25 novembre scorso, in occasione del decreto sul super green pass, il sottosegretario Sileri ha affermato: “La strategia del green pass è stata vincente, oggi viene ulteriormente potenziata, restringendo alcune azioni e la durata. Questo ci traghetterà in maniera sicura attraverso questa quarta ondata”. Analizzando i grafici riguardanti l’andamento dei contagi e del tasso di positività, è evidente che l’obbligo del green pass per i lavoratori e il super green pass, che ha escluso dalla vita sociale i non vaccinati, non hanno di fatto stabilizzato la curva epidemiologica che continua a crescere rapidamente e, con essa, il numero dei decessi, dei ricoveri in ospedale e in terapia intensiva.

Walter Ricciardi: “I vaccinati non vanno in ospedale”

Il 19 luglio scorso, anticipando la falsa narrazione di Mario Draghi, il consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza, Walter Ricciardi, di cui avevamo già parlato in un precedente articolo in merito alle sue dimissioni da presidente dell’Istituto superiore di sanità in seguito a un possibile conflitto di interessi, scrisse su Twitter: “Se ci fosse stato il green pass, tutti i passeggeri sarebbero stati certi di viaggiare solo con soggetti immuni, protetti o negativi”. Ricciardi faceva seguito a un tweet relativo a un suo viaggio in treno: “Viaggio con Trenitalia da Roma per Milano, ragazzi senza mascherina o con mascherina sotto il mento, nessun controllo da parte del personale, io sono vaccinato e con Ffp2, ma chiunque non vaccinato abbia una mascherina chirurgica o non ce l’abbia, con la Delta si infetta sicuro”. Quindi, seguendo la linea governativa dell’epoca, in un unico thread, Ricciardi affermò che i vaccinati fossero immuni e che tutti i non vaccinati, senza una mascherina Ffp2, sarebbero stati infettati.

Seguendo la narrazione mediatica (e non quella scientifica), il 10 novembre scorso, durante la trasmissione televisiva L’aria che tira, Ricciardi ha dichiarato: “Sarà la pandemia dei non vaccinati. I vaccinati si contagiano ma non vanno in ospedale”. All’epoca, secondo il bollettino dell’Istituto superiore di sanità, i vaccinati ricoverati in ospedale erano 2.553, il 47 per cento del totale. Quindi, anche i vaccinati si contagiano e vanno in ospedale. Ricciardi torna sull’argomento il 24 dicembre, durante un’intervista a SkyTg24: “La vaccinazione, anche quella con due dosi, è fondamentale, perché evita di andare in ospedale, evita conseguenze gravi ed evita di morire, però purtroppo non evita più in maniera assoluta l’infezione“. Secondo il bollettino dell’Iss del 21 dicembre, erano 6.700 i vaccinati ricoverati in ospedale, il 53 per cento del totale, percentuale addirittura superiore a quella del 10 novembre. Queste continue dichiarazioni, riguardanti i vaccinati che non vanno in ospedale se contagiati, non sono un pericoloso veicolo di disinformazione che potrebbe causare comportamenti irresponsabili dei vaccinati? Ovvero, non mi proteggo perché tanto sono vaccinato e non sarò colpito da una malattia grave. Peraltro, nella stessa intervista, Walter Ricciardi ha minimizzato le conseguenze del contagio nei vaccinati: “I vaccinati potranno infettarsi con gli inconvenienti, come dover stare a casa, fare tamponi e isolarsi”. Inoltre, ricordiamo che, dal 28 ottobre al 28 novembre, sono stati 1.159 i vaccinati morti per Covid-19, il 58 per cento del totale.

Le dichiarazioni del ministro dell’Istruzione Bianchi

Anch’egli caduto nella falsa narrazione di Mario Draghi, durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi indetta il 2 settembre scorso in vista della riapertura delle scuole, il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi dichiarò: “Dove ci sono classi di vaccinati, si possono togliere la mascherina e si può tornare a sorridere”. Quindi, in sintesi, il ministro confermò che i vaccinati non si infettavano e non contagiavano gli altri.

Vaccino e contraddizioni: i membri del Comitato tecnico scientifico

Dei membri del Comitato tecnico scientifico (Cts), uno (istituito dal governo Conte 2) e due (istituito dal governo Draghi), abbiamo già parlato in due precedenti articoli, uno in merito ai codici di trasparenza delle case farmaceutiche e l’altro in merito alle dichiarazioni di assenza di conflitto di interessi. Durante una conferenza stampa del 5 novembre scorso, Franco Locatelli, coordinatore del Cts, del quale avevamo già evidenziato i rapporti economici con Pfizer, ha dichiarato falsamente che “fino ai 59 anni di età, nessuno dei vaccinati è stato ricoverato nelle terapie intensive”. Infatti, come evidenziato dai dati del bollettino dell’Istituto superiore di sanità del 3 novembre, erano ben 14 i vaccinati con ciclo completo ricoverati in terapia intensiva, nel bollettino precedente 16, come in quello del 20 ottobre. La questione è stata oggetto di una interrogazione parlamentare presentata dal deputato Claudio Borghi.

Dopo aver affermato che i vaccinati fossero contagiosi fino al 90 per cento in meno rispetto ai non vaccinati, quando alla fine di luglio tale percentuale era già stata drasticamente ridimensionata, all’inizio di novembre, il membro del Cts Sergio Abrignani ha dichiarato in un’intervista al Corriere della Sera: “Il nostro sistema immunitario come in questo caso, può aver bisogno di questa stimolazione per innescare una memoria di lungo termine che consenta di fare altri richiami non prima di 5-10 anni”. Quindi, Abrignani ha sostenuto che, grazie alla terza dose, il vaccino avrebbe protetto fino a 5-10 anni. Questa dichiarazione è arrivata quando il governo israeliano già presupponeva l’avvio della somministrazione della quarta dose. Non ci dilungheremo su tutte le correzioni, i cambi di direzione e le rettifiche alla campagna vaccinale che sono state suggerite dal Comitato tecnico scientifico durante il 2021. Bastano le parole del commissario straordinario per l’emergenza contro la pandemia, il generale Francesco Figliuolo: “Non sono uno scienziato: all’inizio gli scienziati parlavano di immunità di gregge, fissandola intorno all’80 per cento di popolazione vaccinata. Allora dissi, facciamo un piano credibile e andiamo a raggiungere il massimo fissato dagli esperti. Dopodiché è stato detto che l’80 per cento non bastava, visto come circola e muta questo virus, andiamo a 90 per cento. Noi ora stiamo andando verso il 90: se poi dobbiamo arrivare a 100, 150 lo faremo”. A tal proposito, lo scorso 8 agosto, il direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), Nicola Magrini, dichiarò trionfante: “Il 70% di vaccinati a settembre sarà realtà. Poi è probabile un richiamo ogni anno”. Ora il richiamo è stato fissato a quattro mesi dalla somministrazione della seconda dose. Ma il vincitore per la dichiarazione più chimerica è stato il presidente dell’Aifa Giorgio Palù che, ancora prima dell’avvio della campagna vaccinale in Italia, il 23 dicembre del 2020, affermò: “Sia il vaccino della Pfizer che quello di Moderna garantiscono una immunità sterilizzante”. Un vaccino garantisce un’immunità sterilizzante quando non solo protegge dagli effetti più gravi di un virus ma è pure in grado di impedire a chi è contagiato di trasmettere l’infezione ad altri soggetti. Ovvero, quello che non sono i vaccini anti Covid-19. Contro le “tante sciocchezze che circolano incontrollate nell’etere, servono dei seri comunicatori scientifici, come avviene all’estero” aggiunse poi quel 23 dicembre del 2020 Giorgio Palù.

Francesca Totolo

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