Roma, 3 mag – Vorrei provare a spiegare le ragioni del titolo della rubrica che oggi inauguriamo: la ragion populista. Per farlo, devo necessariamente richiamare la tesi di fondo che ho estesamente sviluppato nel mio studio Storia e coscienza del precariato. Servi e signori della globalizzazione (2018). Dopo il 1989, nel quadro del nuovo ordine globale turbocapitalistico, il conflitto di classe vede contrapposti il Signore apolide e mondialista del capitale liquido-finanziario, da una parte, e il Servo nazionale-popolare precarizzato, dall’altra. Gli interessi del primo sono opposti a quelli del secondo: mondializzazione, libero mercato deregolamentato, più Europa, economia desovranizzata e mille altri interessi del Signore mondialista sono sciagure per il Servo precatizzato. Il quale sta oggi subendo in silenzio le aggressioni ad opera del suo nemico.

La situazione, già di per sé drammatica, lo è ancor di più se consideriamo che il Servo manca di coscienza e di una grammatica che gli permetta di chiamare le cose coi veri nomi e di organizzarsi conseguentemente nel conflitto: sfruttamento planetario in luogo di globalizzazione, libero cannibalismo in luogo di libero mercato, e così via. La ragione populista vorrebbe essere, per parte sua, il tentativo di pensare e di guardare alla realtà dal basso, dal punto di vista del Servo, cioè del popolo odiato dai signori del mondialismo liberal-libertario. Per provare a pensare altrimenti e, da lì, a essere altrimenti. Rovesciando l’ordine simbolico gestito dai padroni del discorso, populista è oggi chiunque difenda interessi che non siamo quelli dell’élite dominante finanziaria.

Per questo, occorre oggi seguire la ragione populista. Per questo, è oggi di vitale importanza rovesciare le grammatiche dominanti (santificanti i rapporti di forza dominanti) e provare a ricostruire ex novo un linguaggio culturale e politico dal basso. Ossia un linguaggio che assuma come fuoco prospettico il Servo nazionale-popolare precarizzato e irrappresentato: in una parola, che difenda gli interessi dei dominati e non dei dominanti, del Servo e non del Signore. La strada è lunga. Averla individuata è già qualcosa. Si tratta ora di provare a percorrerla. In direzione ostinata e contraria, risalendo controcorrente i flussi palustri del pensiero unico globalcapitalista.

Diego Fusaro

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  1. Condivido l’identitarismo di Fusaro, ma non la penso come lui in materia economica (abbiamo ltasse e un debito pubblico tra i più alti al mondo: le ricette socialiste hanno fallito). Il libertarismo può andare d’accordo con il sovranismo, la globalizzazione porta a un unico super Stato planetario che è l’opposto del libertarismo. Non dimentichiamo che lo Stato è una creatura moderna e giacobina, spersonalizzante. Invito Fusaro a rivedere le sue posizioni sullo Stato – che è appunto moderno e livellatore, anti-aristocratico – e a rivalutare un libertarismo di indole medioevale, basato sul foedus. Una “ragion populista” dovrebbe partire dal singolo, logicamente e cronologicamente, non dal gruppo; un popolo è formato da persone!

  2. …veramente, il vocabolario giusto per il nuovo assetto ideologico, lo impiego da tempo anche se forse è un po generalista e trovo che calzi a perfezione..: ” pattume mondiale”…

  3. Il popolo deve svegliarsi è ora di fare piazza pulita di questa dannata dittatura che non vuole mollare le poltrone e che continua a prenderci per il culo nonostante il popolo abbia votato contro il regime rosso alleato degli schifosi paesi che vogliono distruggere la vecchia Europa Germania Francia in testa rivoluzione subito se vogliamo la libertà sennò saremo schiavizzati da negri maledetti islamici vari zingari con l’assenso di Germania Francia e le schifosissime banche mafiose.

  4. straordinario pensatore…altimenti, idee chiare anzi lucide della realtà contengente.
    Sono perfettamente d’accordo con lui da anni, vengo tacciata per “gomplottista”,
    infatti irridere “l’altro” rende ancora più unico il pensiero (liberal-liberticida delle elite).
    Noto che negli anni (fin troppi, invero) la consapevolezza del popolo-servo si va, via via, affinando, a molti il quadro attuale, conseguenza, frutto di storture culturali ed economiche inflitte dai dominanti, comincia a “non quadrare” anche alla luce (fioca, oggi) del buon senso insito nel popolo.
    Certo questo non basta, non è suff. ad avere la piena consapevolezza della strenua lotta intercorrente fra la moneta (libera e deregolata) regina del mondo ed il Lavoro (in deregolazione) soccombente alle elite.
    Il probleme antico o meglio originario è quello dell’esclusione dei mezzi di produzione (che dovrebbero essere pubblici!)
    forse solo così si potrà fronteggiare la prossima potentissima spallata al lavoro umano che sarà la sostituzione dello stesso con il lavoro robotizzato.
    E’ uno scontro culturale, Etico, prima che Economico.
    Civiltà contro barbarie antico come è antico il Mondo

  5. A Fusaro: la vedo nella TV La7, pur non votando MAI la sua ideologia, la ammiro moltissimo per la proprietà della lingua italiana, per il suo pensiero intellettuale che, oltre alla critica, indica svariate soluzioni per il problema. Se i vertici la La7, invece di bloccare i suoi interventi, con i risolini complici degli altri partecipanti alla trasmissione, le dessero da condurre una rubrica politico-sociale, farebbero un favore alla comunità italiana come a suo tempo fece il Maestro Alberto Manzi.

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