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Roma, 6 ott – Il centrodestra si presenta totalmente impreparato alla prossima sfida elettorale su Roma. Ecco perché.

1) Temporeggiamento sul candidato

Visto che a sinistra non si scoprono, pensano i furboni, non lo facciamo nemmeno noi. Circolano nomi tra l’improponibile e l’impossibile, e gli unici nomi sensati ovviamente non sono presi in considerazione, ma a sinistra almeno stanno lavorando in altra maniera, più ctonia, sotterranea e tecnica, riannodando antichi fili diretti. Siamo a ottobre e si vota tra pochi mesi, cosa sarà mai non avere ancora una figura da presentare e far conoscere a una città di oltre 3 milioni di abitanti.
2) Il programma per slogan
L’equivoco di ritenere che un programma non serva e che possa essere diffuso su manifesti come arredo urbano, senza averlo costruito passo dopo passo con ciò che ampollosamente si usa definire “stakeholder” che no, non sono gli elettori ma le categorie, le associazioni, i portatori massivi di voti. Generalmente “abbiamo una grande visione, grandi nomi” è una narrazione funzionale per celare il fatto che tu non abbia alcuna idea né alcun nome (grande o piccolo). I manifesti tematici che da qualche settimana ornano lo scenario capitolino sono un rimasticamento di slogan, a cui sembra fermarsi l’universo-mondo programmatico.
3) Porte chiuse nel mondo produttivo
A Roma persino gli imprenditori e le categorie che guarderebbero al centrodestra con una certa simpatia hanno un orrore conradiano del centrodestra romano. Protezionistico, anti-liberalizzante, attento solo ad alcune categorie marginali, viene tenuto lontano con un bastone lungo dieci metri. Il centrodestra nella sua prolungata inerzia anti-politica (ha esternalizzato alla società civile la vera opposizione, vedasi vicenda sui verbali del Cts o sulla costituzionalità dello stato di emergenza) si sta bruciando i ponti per essere percepito come referente di determinati mondi sociali anche nei territori.

4) I tassisti e i commercianti ambulanti

In effetti il centrodestra romano può contare su alcune categorie: ma c’è un però, un però grande come una casa. Innanzitutto, dal punto di vista sociale, si tratta di categorie totalmente legate a dinamiche iper-protezionistiche; no a nuove tecnologie tipo le app di trasporto, no alle liberalizzazioni, quindi in antitesi con altre categorie produttive che finiranno per voltarti le spalle, come in effetti hanno fatto. E te le volteranno perché tu, centrodestra, alla fine ti sei legato solo alle due citate categorie, rendendo quell’abbraccio totalizzante e asfissiante e recessivo il rapporto con le altre professioni e associazioni.
Ogni categoria ha una sua dignità e una sua piena rispettabilità ma bisogna fare delle scelte, cercare di far stare insieme tutti è impossibile. E c’è un altro aspetto degno di menzione, che ci è spesso riportato dalla cronaca giudiziaria.
Salvini va a un incontro, presenti le due citate categorie, poche ore dopo un blitz che ha portato all’arresto di 18 esponenti di punta del mondo del commercio ambulante, come riportato con dovizia di particolari dalla stampa. Nelle carte della indagine, parzialmente affiorate sulla stampa pure queste, emergono scenari che adombrano ipotesi da Mafia Capitale II. Se questa è la strada, sappiate che è la strada per l’inferno. Non si deve generalizzare, e ci mancherebbe altro. Ma in piena campagna elettorale l’incontro sbagliato, la foto altrettanto sbagliata (Alemanno lo ricorda bene) possono comprometterti.
5) L’equivoco “destra sociale”
In una città che vede germogliare favelas di barboni e ratti mutanti sul greto del Tevere e che nelle ville urbane al massimo può contare la transumanza degli spacciatori, e in cui davvero servirebbe una privatizzazione radicale per certi ambiti, si muove ancora il tragico equivoco della “destra sociale” con tutti i suoi stilemi antichi preludenti pure qui a una gustosa Mafia Capitale II. I goblin di un passato osceno stanno ancora là, ti basta aprire la porta sbagliata e te li trovi davanti. Chiedere ad improponibili personaggi della destra romana politicamente tornati in auge per delucidazioni.

6) La sindrome del demiurgo

Salvini sarà portato in ogni mercatino rionale, su ogni fontanella, in ogni cratere stradale. Ma non è lui il candidato sindaco di Roma. L’errore di Emilia-Romagna, Puglia, Toscana qui sarà pagato ancora più a caro prezzo. La iper-polarizzazione plebiscitaria giocata sul nome e sulla persona metterà in ombra candidato (vero) e programma (laddove ci sia). La campagna elettorale del “ce l’ho più lungo”. Il variegato mondo della destra romana ha una antropologica propensione alla balcanizzazione in correnti, faide, gruppuscoli, tribù. La campagna elettorale mica la faranno contro la sinistra, no, se la faranno contro tra di loro, boicottandosi a vicenda. E’ sempre stato così, inutile indignarsi. Per questo basta con la ‘destra sociale’.
Alberto Vergottini

3 Commenti

  1. Se si presenta il solito moderato liberaloide, fanatico del “libero mercato”, non vado neanche a votare. Liberalismo e comunismo solo due lati della stessa medaglia materialista. Sono orgogliosamente di destra sociale, anche se qualcuno ha il mal di pancia

  2. Dopo i 5 idioti non ci vuole molto a vincere… Forza e coraggio. La questione vera é come operare dopo, visto e letto anche il libro di Alemanno…

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