Il governo Draghi ha approvato l’invio di aiuti militari dell’Italia all’Ucraina. La decisione dell’esecutivo si inserisce all’interno della politica complessiva dell’Unione europea. Le sole sanzioni economiche sono state ritenute non sufficienti a sostenere Kiev contro l’offensiva russa. La decisione dell’invio di armi rappresenta una svolta storica nella tradizionale politica estera europea, improntata alla mediazione diplomatica.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di aprile 2022

La decisione del governo Draghi pone l’Italia in una situazione ibrida di status bellico non dichiarato, un confine opaco e dai contorni non definiti tra intervento diretto e sanzioni economiche. L’invio di armi all’Ucraina espone dunque in maniera significativa gli italiani a possibili rappresaglie di Mosca. Il Cremlino potrebbe infatti giudicare l’intervento europeo e del governo Draghi come una vera e propria dichiarazione bellica, ponendosi l’obiettivo di colpire obiettivi giudicati sensibili nella fabbricazione di armi. L’Italia corre così il rischio di divenire parte debole di un gioco geopolitico di vaste proporzioni, il vaso di coccio tra vasi di ferro, in altre parole un’esca pronta a essere sacrificata in vista di un conflitto voluto e deciso da poteri sovranazionali lontani da Roma.

Il laboratorio Italia

Sono molto preoccupato per il presente perché penso che l’Italia, dalla centrale di comando di questa rivoluzione planetaria di Davos, sia già stata individuata come uno scacco da sacrificare. Lo si è visto durante il lockdown, il commissariamento del draghetto, la vaccinazione. Noi abbiamo un potente sistema di fabbricazione di armamenti che fa capo a Fincantieri. L’amato Giorgetti in Ponzellini si lamenta che i fondi che dovevano rimpinguare le tasche degli italiani non ci saranno, perché destinati all’esportazione di queste armi in Ucraina. Il popolo italiano, che sfila in sostegno dell’Ucraina, nella sua ignavia non ha dimostrato né la resistenza dei francesi né il carattere degli inglesi. Il suo destino è già stato deciso. Se un giorno dovessero bombardare le fabbriche italiane di armamenti, i russi avrebbero agito con un diritto notorio di guerra. A quel punto, certo, la guerra sarebbe…

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