L’allarme sulla nuova variante Omicron del Covid-19 ha destato un rinnovato clima di allarme nell’opinione pubblica. L’aumento dei contagi e dei ricoveri in terapia intensiva ha anticipato nuove misure restrittive per tutelare la salute pubblica. L’allarmismo della nuova variante del virus appare preludio dell’imminente stretta sulle limitazioni della socialità in tutta Europa. Si affacciano all’orizzonte, allora, possibilità di rinnovati lockdown a singhiozzo, l’ipotesi di obbligo vaccinale e di più performanti sistemi di controllo sociale.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di gennaio 2022

La narrazione di allarme è effettivamente sostenuta dai fatti? A quanto dichiarato dalla dottoressa Angelique Coetzee, presidente dell’Associazione dei medici del Sudafrica, Paese dove la variante è stata isolata, le cose starebbero diversamente. «La nuova variante Omicron», ha spiegato la scienziata del sistema sanitario sudafricano, «provoca una malattia leggera senza sintomi importanti». L’aumento dell’allarme per Omicron sarebbe allora del tutto ingiustificato, così come il grido di allarme per l’aumento dei pazienti in terapia intensiva.

Omicron: a chi serve?

Questo dato sembra infatti riconducibile non tanto all’acutizzarsi della viralità del virus, ma alla stessa stagionalità ciclica dell’influenza invernale. Nel gennaio del 2018 già il quotidiano Repubblica sottolineava il timore per il collasso delle terapie intensive a seguito della virulenza dei virus influenzali stagionali. Una ciclicità dunque ricorrente, classica e iscritta nella storia sanitaria dell’uomo, ben lontana dal nuovo allarmismo mass-mediatico. Questa strategia generale non ha molto a che vedere con la clinica delle malattie respiratorie, questo è il problema. C’è una sproporzione talmente evidente tra i fatti e la reazione sociale, sanitaria e geopolitica. Soltanto un cretino può pensare che la…

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3 Commenti

  1. Avete letto i dati forniti dalla agenzia spagnola sul COVID riportati da Maurizio Blondet ?
    Smentiscono in toto la teoria italiana secondo la quale i malati di COVID, i ricoverati, i ricoverati in terapia intensiva ed i decessi sono per l’80-90% non vaccinati.

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