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Roma, 16 lug – Niente revoca della concessione, lo Stato che verserà ai Benetton una cifra spropositata per entrare nel capitale di Aspi, titolo di Atlantia che in Borsa fa registrare +26%. Non bisogna essere dei geni per capire che a vincere la partita di autostrade non è stato il governo. Eppure la trattativa al ribasso guidata dallo stesso Conte serve ai 5 Stelle per cantare vittoria: da Toninelli a Di Maio, fino al ribelle Di Battista, è tutto un celebrare la “vittoria dello Stato” contro i cattivissimi Benetton.

La Raggi fuori dal mondo

La palma del commento più divertente però lo vince senza dubbio la “sindaca” meno amata d’Italia. Virginia Raggi, tra una partita di monopattini usati e un attacco a CasaPound, ha trovato il tempo anche di commentare la questione Aspi: “Autostrade per l’Italia torna in mano pubblica. Una vittoria dei cittadini italiani. Il pubblico può funzionare bene. Lo dimostra ciò che abbiamo fatto a Roma con Atac. L’abbiamo salvata, tutelato 12mila posti di lavoro e messo su strada centinaia di nuovi bus”.

Il tweet della Raggi

Davvero l’Atac un è un modello per il pubblico?

Per quanto sia evidente che in regime di monopolio naturale un privato – che di fatto riceve una rendita di posizione laddove non può esistere alcun mercato – possa fare molto peggio del pubblico, e il caso di autostrade con pedaggi sempre più cari e manutenzione assente è destinato a fare scuola, difendere le nazionalizzazioni ponendo come esempio virtuoso l’Atac di Roma equivale a fare come Tafazzi. Giustamente, tra le migliaia di commenti al tweet della Raggi, si fa fatica a trovarne uno positivo.

E’ fin troppo facile parlare della situazione di dissesto finanziario in cui versa la partecipata del Comune di Roma, degli autobus in fiamme, delle attese interminabili soprattutto per le linee più periferiche. Insomma forse Virginia farebbe meglio a seguire il “consiglio” che Grillo le ha dato con la pubblicazione di quel sonetto: cara “sindaca” fatti da parte, non ti incaponire con una ri-candidatura che è già un fallimento annunciato.

Davide Romano

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