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Roma, 4 dic – La guerra delle parole, in politica, non è mai una questione secondaria. E questo la sinistra lo sa molto bene, visto che non perde occasione di imporre ovunque la sua neolingua politicamente corretta. Migrante anziché clandestino, gay invece di omosessuale, transgender al posto di travestito, cisgender in luogo di eterosessuale. Senza contare i vari sindaca, ministra, consigliera, assessora e così via (giusto «segretaria di partito» se lo sono risparmiato, per ovvi motivi). La genderizzazione del linguaggio, del resto, è ormai diventata la cifra ideologica di Laura Boldrini, tanto che il termine «boldrinata» si è ormai affermato nella lingua popolare, trovando spazio anche nella lista dei neologismi su alcuni vocabolari (qualche anno fa è stata pure pubblicata l’antologia Tutte le boldrinate dalla A alla Z). Se però si fa uso del termine a Montecitorio, ecco che i talebani della neolingua vanno subito su tutte le furie.

La disputa sul termine «boldrinata»

È quanto successo ieri alla Camera, dove il deputato leghista Daniele Belotti ha usato la scandalosa parolaccia: «Il decreto [migranti] è un vergognoso scambio politico nella maggioranza, chiudete i negozi e i bar e aprite i porti per la gioia di chi con l’accoglienza si riempie le tasche, ma tanto i radical chic come la Boldrini se ne stanno a pontificare sulla società multirazziale, complimenti onorevole Boldrini. Sapete qual è il messaggio che passa? Che l’Italia è un Paese senza spina dorsale». Per riassumere tutto ciò, Belotti usa appunto il termine «boldrinata». E il presidente di turno, Ettore Rosato (Italia viva), insorge: «Eviti di offendere», e Belotti specifica: «Non è un’offesa, lo dice il vocabolario». Ma Rosato fa il gradasso: «Lo decido io se è un’offesa».

In difesa del collega arriva quindi Igor Iezzi, altro parlamentare della Lega: «L’altro giorno il presidente di turno Rampelli ha chiarito che il termine “boldrinata” non è un’offesa, non è che noi per parlare dobbiamo adeguarci al presidente di turno, chiediamo che sia univoco l’atteggiamento. Il termine non è usato in maniera dispregiativa, ma per indicare il lavoro proveniente dalla collega del Pd». A quel punto interviene Emanuele Fiano (Pd) che la butta sul patetico, ricordando le offese di cui è stata oggetto la Boldrini sui social. Ma Giovanni Donzelli (Fdi) non ci sta: «Vorrei ricordare al collega Fiano, ai colleghi del Pd e dei 5 stelle, quello che loro hanno stessi detto negli ultimi decenni di Silvio Berlusconi, delle donne di Forza Italia offese nella loro moralità, e a seguire di Giorgia Meloni, Matteo Salvini e di qualsiasi esponente del centrodestra. La sinistra si deve vergognare di questo doppiopesismo per cui è lecito offendere uno che la pensa diversamente da loro, mentre diventa gravissimo anche solo insinuare parole nei loro confronti. Questo doppiopesismo è lesivo della dignità di quest’Aula e della moralità di ciascuna persona che fa politica».

Elena Sempione

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3 Commenti

  1. di questo personaggio si puo e si deve dire tutto il cattivo possibile , orami molti sono dell’opinione che potrebbe trattarsi del classico caso di ibridazione uomo – rettiliano o un caso di abduzione per spiegare
    quello che neanche la psicopatologia clinica saprebbe spiegare!

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