Roma, 8 lug – Qualcosa si muove nella grande palude del centro. Il leader di Azione, Carlo Calenda, ha annunciato, insieme a +Europa, una nuova formazione che ambisce ad aggregare le forze «liberali, democratiche, repubblicane e europeiste». La nascita del nuovo soggetto è prevista per il 24 settembre, quando avrà luogo il congresso fondativo.

«Non c’è che una soluzione…», come Calenda vorrebbe salvare l’Italia

Nelle intenzioni di Calenda questo nuovo progetto centrista sarebbe nientemeno che «l’unica cosa che può salvare il Paese». Il leader di Azione si lancia in previsioni per il futuro e rincara la dose, tanto da affermare: «Non c’è che una soluzione: che questo movimento alle prossime elezioni prenda più del 10% e non consenta un governo di destra». L’avversione di Calenda verso la destra lo porta a metterla nello stesso calderone dei Cinque Stelle, i quali «insieme a FdI andrebbero esclusi dalle prossime coalizioni di governo» e che rappresenterebbero «un pericolo per la sicurezza nazionale».

Se da un parte c’è l’obbiettivo dichiarato di non consentire un governo di destra, dall’altra Calenda vorrebbe presentarsi come al di sopra delle parti: «Non siamo stampelle né della destra né della sinistra, perché non sono oggi in grado di governare». Due pretese che evidentemente non possono stare insieme e che cozzano fra di loro. Anzi, per Calenda il fine di questa operazione sarebbe quello di «spaccare il bipopulismo e continuare con Draghi».

Il grande centro fra veleni e rivalità

Con l’uscita di Di Maio dal Movimento 5 Stelle, il polo centrista sembra sempre più affollato. Calenda dal canto suo ci tiene a sgomberare il campo: «Il grande centro non esiste perché tutte le persone di cui si parla stanno facendo questa operazione per negoziarsi tre posti in più con la destra o la sinistra». Suona abbastanza curioso quando di fatto non c’è centro più largo e ammucchiata più grande del governo Draghi. Quello stesso Draghi che Calenda vorrebbe riconfermare come una sorta di salvatore della patria.

Nel perfetto stile di Calenda, il leader di Azione non ha risparmiato stoccate e attacchi personali, questa volta è toccato al sindaco di Milano, Beppe Sala: «Vorrei capire cosa lo spinge anche solo ad aprire una discussione con Luigi Di Maio, che con quest’area non c’entra niente. Forse è l’effetto del long Covid…». Accuse a cui Sala ha risposto prontamente: «Rispetto l’opinione di Calenda, ma in momenti in cui bisogna riflettere sul futuro del Paese forse è meglio prima capire cosa si vuole e si può fare e poi parlare». Insomma, nel campo centrista sembrano esserci al momento più veleni che idee.

Michele Iozzino

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1 commento

  1. Lui con questo ritornello non spacca il bipopulismo, ma qualcosa continua a spaccare. Speriamo che la smetta presto.

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