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Roma, 3 feb – Nella politica italiana – in cui tutto si può dissacrare, in cui ogni auctoritas è saltata – è rimasto un unico dogma intangibile: la saggezza del capo dello Stato. Meglio ancora se scritto tutto attaccato: la-saggezza-del-capo-dello-Stato. Non ha importanza chi sia di volta in volta il presidente della Repubblica. Nel momento in cui assurge al Colle, anche l’individuo più ripugnante viene rivestito di un’aura magica, quasi mistica, addirittura sacrale. E, ovviamente, nemmeno Sergio Mattarella fa eccezione in questa sorta di monoteismo quirinalizio. Durante questa patetica crisi di governo, infatti, non c’è un solo politico italiano che non abbia pronunciato la fatidica formula: «Ci rimettiamo alla saggezza di Mattarella». Manco fosse la pizia di Delfi.



Una vita da monarca

In realtà, l’uomo del Colle non è che se lo sia proprio meritato quest’alone taumaturgico che lo circonda. Infeudato al Quirinale per volere di Matteo Renzi, Mattarella – nelle intenzioni del guitto toscano – doveva fare il passacarte. Del resto, figura più scialba di lui era difficile trovarla. E invece Sergio, non appena ha potuto, si è smarcato da tutti e – come l’empereur Bonaparte – si è messo da solo la corona sull’augusto capo. Degno erede di re Giorgio (Napolitano), anche Mattarella, dall’alto della sua saggezza presidenziale, si è messo in testa di fare il reuccio della colonia Italia. E ci è riuscito, eccome se ci è riuscito.

L’ombra sinistra del Colle

L’epifania del monarca Sergio ha avuto inizio nel maggio del 2018. Lega e M5S erano riusciti a trovare la quadra per formare la tanto agognata maggioranza gialloverde. Ma Mattarella, sempre dall’alto della sua saggezza, si oppose a quest’orrido esercizio della sovranità popolare. Il motivo? Salvini e Di Maio volevano piazzare al ministero dell’Economia l’«euroscettico» Paolo Savona. Un affronto di lesa maestà europeista, non c’è che dire. E infatti le ciglia aggrottate dell’uomo del Colle proiettarono la loro sinistra ombra fino a Montecitorio e Palazzo Madama. I precedenti di un simile atto di regale impero c’erano, è vero, ma avevano sempre riguardato cose come processi, condanne, conflitto d’interessi ecc. del candidato prescelto. Stavolta, invece, un presidente della Repubblica rifiutava un ministro per le sue posizioni politiche, peraltro espressione del voto popolare. Fosse successo in Venezuela, la stampa occidentale avrebbe parlato di colpo di Stato. Da noi, invece, tutto fu derubricato a «saggezza di Mattarella».     

L’augusta saggezza di Mattarella

La seconda parusia del re taumaturgo la si ebbe nell’agosto del 2019. Mentre Salvini stava ancora smaltendo la sbornia rimediata al Papeete, dal sommo Sergio si presentarono gli sconfitti delle Politiche del 2018 (il Partito democratico) e gli sconfitti delle Europee appena trascorse (i grillini). L’obiettivo: metter su una maggioranza raccogliticcia pur di non far governare il «capitano». Era chiaro come il sole che un’alleanza tanto sgangherata non sarebbe durata a lungo. E infatti il governicchio giallofucsia è caduto dopo un annetto e mezzo (probabilmente sarebbe caduto già un anno fa, ma il coronavirus pose un freno al Renzi che già faceva le bizze). Ciò nondimeno Mattarella, dall’alto della sua infinita saggezza, decise di fregarsene della volontà popolare – che aveva emesso un plebiscito a favore dei sovranisti – e di permettere al Conte con la pochette di formare il suo nuovo governo.

Un liquidatore per l’Italia

Il resto è cronaca: facendosi schermo del coronavirus e del «ce lo chiede l’Europa», re Sergio ha tirato fuori dal cilindro Super-Mario Draghi. Sì, esatto, il «liquidatore», il «vile affarista» (Cossiga dixit), il demiurgo dello spread e la quinta colonna della finanza internazionale. In altre nazioni, ci sarebbe abbastanza materia da aprire un processo per impeachment. In altre nazioni, eccetto che nella teocrazia saudita (che non a caso piace a Renzi) e nell’Italia quirinalocratica, che gode della benevola protezione del Colle. E poi, dopotutto, chi siete voi comuni mortali per mettere in discussione la saggezza di Mattarella?

Valerio Benedetti

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2 Commenti

  1. Uno scrosciate applauso per Valerio Benedetti, condivido pienamente ciò che ha scritto ed aggiungo che: rimettersi alla ” Saggezza del capo dello Stato ” equivale all’affermazione del politico di turno, sotto inchiesta, che asserisce di aver ” piena fiducia nella magistratura “. Istituti corrotti che, infatti, sono correlati; entrambi emanano un fetore nauseabondo.

  2. Ma gia sto vededendo che le corazzate mediatiche a senso unico stanno attuando la beatificazione di Mario Draghi, con conseguente ipnotizzazione di massa, purtroppo.

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