Faccio outing, confesserò una mia ingenuità: quando ho visto Aboubakar Soumahoro entrare in Parlamento ho pensato che, per quanto fossero discutibili le sue idee, se non altro entrava nell’Aula qualcuno che conosceva un po’ di mondo reale. In un mondo di politici di professione e di azzeccagarbugli prestati alla politica, di soubrette promosse sul campo e portaborse arrivati infine a farsi portare la borsa, quanto meno il nostro uomo portava esperienze diverse.

Questo editoriale è stato pubblicato sul Primato Nazionale di dicembre 2022

Non mi sfuggiva il carattere ideologico, strumentale, feticistico della candidatura, lo avevo ben inquadrato come totem etnoculturale, avevo ben presente le campagne stampa in suo favore da parte dei soliti noti. Ma tra la sinistra pariolina, secchiona e ammanicata di Marco Damilano che lo aveva messo in copertina su L’Espresso, quella che ama l’immigrazione solo con la mediazione della retorica e con la distanza di almeno un paio di quartieri, e Soumahoro, mi pareva che quest’ultimo portasse in dote se non altro un quid di concretezza, di immediatezza, di intelligenza pratica. Per farla breve, avevo creduto alla retorica degli stivali infangati (prima, però, di vederlo entrare davvero in Parlamento con gli stivali infangati, inizio che non lasciava trapelare nulla di buono).

Cosa ci insegna il caso Soumahoro

Avevo sbagliato tutto, quel minimo di credito concesso a Soumahoro era veramente mal riposto. L’inchiesta che ha investito alcuni dei suoi cari avrà, come naturale, il suo sviluppo in tribunale e le sentenze usciranno a tempo debito. Ma delle conclusioni politiche già ora si possono trarre. Anche perché suocera e moglie del deputato non sono accusate di un abuso edilizio o di una lite fra vicini di casa, insomma, di aver commesso qualche reato del tutto scevro da implicazioni politiche. Il campo da gioco, il nocciolo della questione, ha a che fare esattamente con il cuore della narrazione politica su cui ha surfato il nostro Aboubakar: lavoro e accoglienza.

Dopo le prime rivelazioni, e dopo le disastrose prove tv fornite dal politico di origini ivoriane in trasmissioni costruite appositamente per permettergli di riabilitarsi, a sinistra è scattata la corsa allo scaricabarile. All’improvviso, tutti hanno negato di conoscere Soumahoro, tutti gli hanno gettato la croce addosso, salvo, ovviamente, preoccuparsi di salvarne «le battaglie» e «le idee». Insomma, una mela marcia nel giardino incantato dell’accoglienza. È vero esattamente il contrario: se c’è qualcosa di…

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