Roma, 18 novembre – Parola al Fulmine Cerchiato – alias del Blocco Studentesco. Con il rocambolesco inizio di quest’anno scolastico, partito con il clamoroso risultato elettorale del centrodestra, si sono distinti subito i soliti movimenti antifascisti nel richiamare l’opposizione studentesca contro il governo e il nuovo Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara: un’opposizione ideologica e partigiana – ovviamente – ma nel vario panorama della politica giovanile anche il Blocco Studentesco ha dato il suo contributo ad una critica forte volta a quella che loro definiscono una “rifondazione della scuola”.

Quelli del Fulmine Cerchiato

L’opposizione nelle scuole è solo di sinistra? Ci siamo fatti questa domanda prima di incontrare il responsabile romano del Blocco Studentesco per fargli qualche domanda a proposito delle ultime (ultime per così dire, il Blocco nasce nel 2006) uscite del movimento rispetto al mondo della scuola: nelle scorse settimane – infatti – il gruppo si è scagliato più volte contro il Ministro, con azioni nelle scuole e in pieno centro, perfino affiggendo striscioni e manichini impiccati all’ingresso del dicastero su Viale Trastevere. Abbiamo voluto incontrarli per capire le ragioni di questo intervento e sentire le proposte messe in campo da una parte della politica studentesca non egemonizzata dalla sinistra e che quindi non risulta inquinata da una fortissima pregiudiziale ideologica e una lunghissima coda di paglia.

Federico Pisani, responsabile romano del Blocco Studentesco

L’intervista

La critica del movimento entra quindi nel merito di una gestione della scuola tutt’altro che “ideologica”. Il punto sembra essere quello di una “aziendalizzazione” dell’Istruzione, che sia da destra che da sinistra è stata portata avanti con solerzia di riforme a sempre maggiori tagli e privatizzazioni. Il Blocco Studentesco invita quindi a non scadere in bagatelle ideologiche “di riflesso” alle farneticazioni della sinistra, fissata nel cambio di nomi e in poca sostanza, come rischia di essere quella del “merito”, dell'”umiliazione” e dei “lavori socialmente utili” per i bulli – tristi uscite di una politica che a detta del movimento non riesce ad uscire dagli schemi repressivi “panottici e penitenziari del capitalismo della sorveglianza” e soprattutto non riesce più ad offrire una prospettiva di educazione e libertà. Prospettiva – appunto: “Tra 12 anni ci saranno 1,3 milioni di alunni in meno. Un dato mostruoso che dovrebbe spingere la politica ad intervenire in un’ottica positiva e di spesa rispetto al sostegno alle famiglie, ma soprattutto ridando dignità al lavoro e alla scuola che ad oggi sono svuotati di senso e trattati come oggetti”, nota Pisani, criticando le scelte di politiche draconiane dettate dalle agende bancarie dei governi tecnici che invece di sostenere, sembrano voler addirittura disincentivare le famiglie. Qui la stoccata al nuovo governo: “Non accettiamo che un governo che si definisce ‘patriota’ avalli il diktat del calo demografico come giustificazione a tagli di spesa che non faranno altro che continuare a favorire il calo della popolazione scolastica”.

Opposizione vera

Rimane quindi da chiedersi se la scelta di Valditara, già protagonista nel 2008 della mostruosa riforma Gelmini, sia stata la scelta giusta per un governo che promette cambiamento ma che almeno sul fronte scuola – denuncia il Blocco Studentesco – è fermo su “passato e retroguardia”. Si auspica quindi che il Ministero torni ad intervenire in un’ottica espansiva e sociale: “Non è possibile che in Italia una famiglia spenda – in media – dai millecinquecento ai duemila euro per sostenere l’iscrizione di un figlio. Soldi che vanno via tra libri di testo, materiale scolastico, tasse d’iscrizione e ovviamente il trasporto pubblico. Così si rischia di rendere impossibile un percorso di studi adeguato, o addirittura si va proprio disincentivando, di pari passo all’aumento generale del costo della vita”, con il rischio – aggiungiamo noi – di lasciare questa opposizione alle sinistre più o meno estreme. Poi continua con la rivendicazione di un retaggio culturale più alto di quello dei bilanci – “È impossibile che proprio in Italia, dove per primo Federico II di Svevia istituendo per editto l’Università di Napoli parlava di sostegno agli studenti – si sia arrivati ad un muffo diritto allo studio che non si traduce nella possibilità pratica e concreta di poterlo rivendicare”. Un riferimento grande, ma secondo il movimento con la bandiera nera non si deve aver paura del passato e va rivendicata con orgoglio una politica alta e verticale, che miri ad un sistema scolastico che sostenga “l’innalzamento dell’individuo”, che sostituisca quello dei burocrati, della repressione e delle proverbiali “bacchettate sulle dita”. Una sfida che il Blocco Studentesco lancia contro quello “spirito di rassegnazione” che traspare “da destra come da sinistra” se non addirittura contro quel “dichiarato odio rispetto ai giovani” che “oscilla tra il paternalismo che ci vede come una categoria protetta ad una vero e proprio sistema gerontocratico che attestato su diritti di casta acquisiti comprime la mobilità sociale, relegando i più giovani al precariato e addirittura all’emigrazione”. Poi l’auspicio finale: “Questi sono problemi di cui nessuno parla mai, ma ci sono e devono essere affrontati con un rinnovato spirito pionieristico e rivoluzionario“. Una sfida che il Blocco spera sia raccolta al più presto, in primis dagli studenti: “la libertà – ripete uno dei loro slogan più usati – è una conquista”.

La Redazione

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1 commento

  1. F. Pisani molto chiaro, bravo. Se posso permettermi una segnalazione a lui e tutti indirizzata, è forse il caso di ripartire dai fondamentali, agricoltura, allevamento, edilizia… braccia e mente si intende, ovvero laddove gli “altri” ci hanno tolto pericolosamente troppa terra sotto i piedi. Per la kultura, con o senza k, si ha tempo tutta la vita.

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